Sant’Eugenio, nutrizione artificiale a rischio

Alessia Marani

Mancano i soldi, rischia di saltare l’assistenza domiciliare a centinaia di malati gravi della Asl Rm C e non solo. Persone affette da sclerosi amiotrofica, Alzheimer, scampate a ictus cerebrali, affette da paresi oppure tumori, che non possono più nutrirsi autonomamente ma che, per bere e mangiare, sono costrette a ricorrere all’aiuto esterno. A rischio è il servizio Nad (Nutrizione artificiale a domicilio) dell’ospedale Sant’Eugenio, all’Eur. È un paradosso, ma proprio nella stessa Asl in cui finanza e carabinieri hanno scoperto una maxitruffa da brivido (milioni di euro sottratti da funzionari corrotti e imprenditori disonesti con un giro di fatture e false dichiarazioni), non ci sarebbe più il denaro per garantire un servizio essenziale.
«Qui a partire dal 2002 - spiega il senatore Cesare Cursi, vicepresidente della commissione Sanità a Palazzo Madama - per alleggerire i reparti e andare incontro alle esigenze non solo dei pazienti ma anche dei loro familiari gravati da infiniti disagi, è stata istituita e finanziata un’équipe medico-specialistica che potesse effettuare il servizio a domicilio. Oggi c’è il serio pericolo che venga meno, mancano i fondi».
L’altra settimana nell’ufficio del senatore è piombata una delegazione dei parenti dei malati. «Erano spaventati, terrorizzati - aggiunge Cursi - all’idea che ai loro cari non potessero più essere garantite le cure necessarie. Si tratta di un servizio basilare, è comprensibile. La nutrizione artificiale è indispensabile per la sopravvivenza e per il miglioramento della qualità della vita di queste persone; che avvenga in casa e non in ospedale è non solo un enorme risparmio per le casse delle aziende sanitarie, ma è anche un modo per rispettare il loro ambiente di vita e per dare sollievo ai familiari». In particolare, la rete di servizi di nutrizione chimica dell’ospedale di viale dell’Umanesimo è uno dei più qualificati punti di riferimento in tutta la regione e ha la disponibilità di 51 posti letto. «Il guaio - afferma ancora Cursi - è che saltando l’offerta domiciliare, tutte queste persone dovrebbero tornare in ospedale, in reparto, per poter essere sottoposte al trattamento. L’ospedalizzazione, a parte la mancanza di un numero di posti adeguati, comporta spese ancora più esose. Oltre il danno, insomma, la beffa».
La nutrizione artificiale, insieme con quella parenterale ed enterale attraverso l’introduzione di sonde nello stomaco, danno la possibilità di assumere i principi nutrienti necessari all’organismo in via endovenosa e vanno applicate da staff specializzati in particolari condizioni igieniche e d’assistenza.
Sul caso del Sant’Eugenio, il senatore Cursi ha presentato un’interrogazione formale al ministro della Salute, Livia Turco, chiedendo «quali siano le iniziative che si intendono adottare per assicurare la continuità del servizio che, oltre a essere utile all’ospedale in termini di efficienza ed economicità, è oltremodo utile ai pazienti in termini di miglioramento della qualità della vita».