Al Sant’Eugenio sale operatorie a mezzo servizio

Al Sant’Eugenio, l’ospedale dell’Eur, sale operatorie a mezzo servizio, infermieri e ausiliari ridotti al lumicino, paradossale abbondanza di chirurghi ma, soprattutto, una gestione programmatica e organizzativa «alla deriva» che sta trasformando uno degli ospedali migliori della sanità romana in un gigantesco «pronto-soccorso» per le emergenze.
Se nel 2004 sotto i ferri erano finiti quasi 3000 degenti (escluse le urgenze) e nel 2005-2006 il trend positivo era crescente (oltre 4mila interventi) con picchi superiori alla media di 400 operazioni per mese, da gennaio 2007 a oggi il numero degli interventi mensili è inesorabilmente crollato ad appena 200, il tutto a fronte di un mini-esercito di oltre un centinaio di chirurghi.
Insomma, meno di due operazioni pro-capite al mese. Pensate che negli ultimi due anni sono arrivati altri venti medici specializzati in chirurgia e che solamente qualche giorno fa la regione ha dato finalmente il via libera alla Asl Rm C per l’assorbimento di 36 infermieri, i quali però, defezioni a parte (qualcuno dice la metà), non saranno operativi prima dell’autunno. Mancano i radiologi, «irreperibili», le ostetriche, «in più di un’occasione - spiega il dottor Maurizio Zaza, dell’Anaao Assomed - ci siamo trovati a operare senza i presidi minimi, come fili o sonde. E tutto perché non c’è una pianificazione neppure per l’acquisto dei materiali. Come in una piramide, dal basso verso l’alto - continua la denuncia di Zaza - in cui manca il collante tra uno strato e l’altro, le decisioni, dalle più ordinarie a quelle essenziali, subiscono l’effetto di questo scollamento, per cui il livello amministrativo intermedio, quello a cui fattivamente compete l’azione, appare di volta in volta assente, bloccato, inerte. La riduzione delle sedute operatorie a fronte della pletora delle chirurgie e dei chirurghi, e la contemporanea assenza di un vertice di riferimento come il capo del dipartimento chirurgico, rende difficile addirittura stabilire la priorità di un tipo di intervento rispetto a un altro, aumenta la conflittualità tra gli operatori, i primari, che in questo contesto ritengono di dover difendere in proprio le proprie attività non avendo linee di riferimento».
In un manifesto-volantino che tappezza i corridoi del nuovo e vecchio blocco ospedaliero e dal titolo «Il S. Eugenio è stato già chiuso, il Cto lo stanno chiudendo. Peccato che non sia stato comunicato», facendo riferimento anche alla struttura della Garbatella (stesso territorio, stessa Asl), i medici dell’Anaao proclamano lo stato d’agitazione e parlano di «grave malfunzionamento delle attività assistenziali».
«Il numero dei posti letto di chirurgia - ribadiscono - con il relativo personale medico è di gran lunga superiore alla ricettività del blocco operatorio centrale, cioè al numero di pazienti ricoverati e in attesa di intervento. In una situazione di emergenza e contingentamento delle risorse diventa anche difficile rispettare il criterio di urgenza e rilevanza della patologia».