Sant’Ilario: dateci la strada o occupiamo Tursi

La strada che aspettano da più di cinquant’anni non è ancora finita, la loro pazienza invece sì. A Sant’Ilario alta mille persone ancora oggi vivono senza accesso carrabile: per tornare a casa devono inerpicarsi attraverso creuze ripide e strette, senza la possibilità di raggiungere le proprie abitazioni con la macchina. Tra loro ci sono moltissimi anziani.
Eppure il progetto per rendere vivibile la zona - tre chilometri di strada dalla scuola di agricoltura fino a via Poggetto di sopra e da via San Rocco alla serra - è approvato da tempo, ma per questioni di bilancio non ha trovato ancora attuazione. Così ieri il comitato per la viabilità di Sant'Ilario ha deciso di passare all'attacco sollecitando Comune e Regione «a procedere nel modo più rapido per portare a conclusione l'intero progetto», dopo che nel maggio scorso - guarda caso a tre settimane dalle elezioni - Marta Vincenzi e Claudio Burlando avevano inaugurato la nuova strada di collegamento da via dei Marsano alla chiesa di San Rocco. «Un'opera stupenda - dice Daniela Vecchio, presidente del comitato - ma parziale perché rappresenta solo il primo tratto della viabilità che aspettiamo da cinquant'anni». E che non risolve certo i problemi della parte di popolazione residente nella zona di Sant’Ilario alta che vive da decenni in condizioni drammatiche con i propri anziani e portatori di handicap «rinchiusi» in casa, senza la possibilità di uscire e di ricevere assistenza.
L'unico aiuto è quello offerto dagli elicotteri dei vigili del fuoco e dai volontari del 118. Encomiabile, ma non basta. Certo non rasserenano gli animi «i continui attacchi e le falsità divulgate tramite la stampa relativamente alle opere eseguite nella zona di San Rocco», è l'atto di accusa contenuto nel comunicato sottoscritto dal comitato. Che non vuole sentire parlare di abusi edilizi contestuali alla nuova strada di collegamento da via dei Marsano alla chiesa di San Rocco. Perché, «se abusi esistono, sono presenti nella stessa misura in altre zone della città e non sono nati qui dopo la costruzione della strada a ponente».
Guai insomma «a confondere questa esigenza di normale vivibilità come un privilegio, un lusso o peggio ancora una speculazione». Non è un privilegio, ma una necessità quella di poter arrivare a casa con l'auto. Non è un lusso, ma un bisogno reale quello di un impianto di risalita (se ne parla da anni) «per non doversi fare 450 gradini tutti i giorni per raggiungere il primo negozio di Nervi», sbotta Silvana Concespino. Ancora più urgente è la situazione di chi abita in via del Pianello, dopo la sua chiusura disposta dai vigili in seguito alla frana caduta poche settimane fa. Ce n'è abbastanza per far dire a Daniela Vecchio: «Se non ci daranno delle risposte chiare, presto occuperemo il consiglio comunale».