A Sant’Ilario non si vede «anima viva»

Se si parla di una località genovese molto nota posta sulla verdeggiante spalliera dei monti che si trova alle spalle dell'abitato di Nervi, dalle cui alture si apre un panorama mozzafiato, allora non si può non capire che si tratta di Sant'Ilario. Un luogo che incanta, così come il suo cimitero. Nulla di strano dunque se si considera il campo santo di Sant'Ilario in via del Marsano, un punto di eccellenza in città. Chiaramente per la sua suggestiva collocazione che domina imponente il levante genovese. E anche per l'architettura delle sue cappelle e tombe di famiglia che regnano sovrane e incontrastate. Peccato però, che accanto a tanta bellezza ci sia anche una buona dose di abbandono. Arrivare all'ingresso principale davanti l'imponente cancello verde e scoprire che non c'è davvero «anima viva», crea disagio e perplessità. Perché almeno un custode dovrebbe esserci. E invece no! Gli addetti del Comune sono (come spesso accade) impegnati in altri cimiteri della zona. A richiamare l'attenzione è sicuramente la porta semichiusa che reca la scritta «Cripta». La curiosità è d'obbligo. Ma quando la porticina si apre ciò che si intravede è semplicemente una stanza piena di ragnatele con strumenti di lavoro. Un cartellone dalla scritta: «È vietato accendere ceri. Pericolo di incendi», rimanda indietro forse di qualche anno, a qualche vecchia abitudine. L'imponente scalinata, che non perdona certamente chi ha problemi motori, presenta sin dall'inizio qualche gradino dismesso. E le tavole di legno abbandonate agli angoli della scalinata, indicano che lì sono davvero in pochi a passare. Addetti comunali compresi. I cestini ben posizionati ma semivuoti, le scale arrugginite e i fiori finti, lasciano intendere che qui il tempo si è davvero fermato. Salendo tra le prestigiose tombe di famiglia e cappelle, che portano il nome delle grandi casate genovesi, le uniche tracce di vissuto sono le scope e i contenitori di plastica appoggiati agli alberi. E tra i 900 ossari e i 900 colombari, per un totale approssimato di 3600 defunti, gli addetti ai servizi cimiteriali sono spesso assenti. Complice il fatto che in questo piccolo cimitero, c'è poco da fare. Salendo ancora spunta dell'erbaccia incolta e qualche lapide rovinata, così come polvere e ragnatele «addobbano» alcune delle piccole cappelle poste sulle terrazze del cimitero. Un muro crepato e servizi igienici poco curati, completano il quadro. Uscendo dal cimitero una fermata del 516 indica però che poi alla fine, qualcuno qui su ci arriva davvero. \