Santa Cecilia: appello a Mussi dagli altri Conservatori

Omar Sherif H. Rida

È bufera ormai sul commissariamento del Conservatorio di Santa Cecilia. Una polemica che è cresciuta progressivamente d’intensità da lunedì scorso, da quando cioè il ministro dell’Università, Fabio Mussi, ha esautorato il Cda per presunte irregolarità amministrative che, ironia della sorte, erano state segnalate dallo stesso Consiglio. Ieri gli ultimi sviluppi, con le dichiarazioni di Paolo Bussotti, il presidente del «Consorzio Stedi» di Viterbo, partner tecnico di Regione e Conservatorio nell’attivazione dei sei corsi di formazione incriminati: «Sono a disposizione per ogni ispezione volta ad accertare la trasparenza di gestione del Cda, che ho avuto personalmente modo di verificare». E sempre ieri Antonio Corsi del Coordinamento dei Conservatori italiani, nonché presidente di quello di Frosinone, ha scritto una lettera a Mussi chiedendo un incontro per discutere sia del caso di Santa Cecilia che della precaria situazione dei Conservatori dopo la riforma che ha concesso loro l’autonomia («il presidente e tutti gli organi di governo - si legge nella missiva- dopo 6 anni di riforma continuano a lavorare gratis; il finanziamento ministeriale per il funzionamento didattico copre a malapena la decima parte delle spese didattiche»). Un intervento «accolto con soddisfazione» dall’ex vicepresidente del Cda, Giovanni Roma, che ribadisce come «la decisione del ministero svilisca i contenuti di una riforma di cui ci eravamo fatti carico, tentando di modernizzare l’approccio alla cultura e alla formazione musicale in Italia, rifiutando le logiche corporative della sinistra».
Venerdì era stato l’ex presidente del Conservatorio, Massimo Visconti, a rincarare la dose: «Sulla legittimità del decreto ministeriale che licenzia il Cda deciderà il Tar. Quello che mi chiedo è come mai negli ultimi diciotto mesi la competente direzione generale dell’Afam-Miur non sia mai intervenuta sulla gestione didattico-amministrativa del direttore Cammarota, nonostante le nostre sollecitazioni». Dichiarazioni che chiamano in causa il maestro attualmente in carica - almeno fino al 31 ottobre, quando verrà sostituito da Ada Gentile, eletta circa un mese fa proprio dal Cda «dimissionato» - Lionello Cammarota, accusato di essere il responsabile delle irregolarità amministrative contestate. Visconti ricorda come sia stato il maestro a «firmare assegni per 735 mila euro», auspicando l’intervento ispettivo della Regione per far luce su chi era il responsabile amministrativo dei corsi - cioè lo stesso Cammarota - avviati prima dell’insediamento del Cda defenestrato e terminati un mese dopo il suo insediamento».
Palla nuovamente a Mussi e parola al Tar quindi, come aveva chiesto anche il consigliere comunale di An, Fabio Sabbatani Schiuma, appellandosi all’assessore comunale alla Cultura, Gianni Borgna «affinché venga fatta luce su questa brutta vicenda che porta solo vergogna alla città». E a inoltrare il ricorso al Tribunale amministrativo sarà (qualora l’esame delle carte dovesse confermare i sospetti d’illegittimità) l’avvocato Piero Sandulli, il presidente della Corte Federale che ha emesso la sentenza di secondo grado su «Calciopoli». L’appuntamento per gli ulteriori sviluppi di questo «pasticciaccio di Santa Cecilia» è per i prossimi giorni, quando il penalista che ha influenzato con le sue decisioni il destino di milioni di tifosi, avrà terminato la lettura della documentazione consegnatagli da Massimo Visconti nei giorni scorsi.