A Santa Cecilia Biondi dirige il raro «Thamos»

Pietro Acquafredda

Mozart, musiche di scena non ne scrisse mai, fatta eccezione per quelle destinate a «Thamos, Re d’Egitto» (K.345), dramma eroico in 5 atti del barone Tobias Philipp von Gebler; senz’altro le sue più famose ma anche le più belle nonostante l’oggettiva esiguità delle pagine sinfonico-corali. Della qualità delle musiche era convinto anche Mozart, quando lamentava con suo padre «di non poter utilizzare le musiche di Thamos. Questo dramma non è piaciuto e perciò non viene più eseguito. E, invece, dovrebbe essere rappresentato proprio per la musica; ma è difficile che accada. Peccato». In seguito a quelle musiche vennero apposti nuovi testi che ne permisero una discreta circolazione. Pochi mesi prima delle morte di Mozart, il coro finale con diverso testo venne eseguito nella Cattedrale di Praga, in occasione dell’incoronazione di Leopoldo II, sotto la direzione di Antonio Salieri. Ancora oggi si concorda con il giudizio positivo di Mozart. Come si giunse a commissionargli quelle musiche di scena? La richiesta fu raccolta da Mozart in un periodo in cui aveva per la testa molti progetti operistici, senza che nessuno lo soddisfacesse. Quelle musiche erano state richieste prima a un altro musicista; ma non incontrarono il favore del potente autore del dramma, ci si rivolse successivamente a Gluck, e di fronte al suo rifiuto, si ripiegò su Mozart. Scritte nel 1773, a 18 anni, consistevano in solo 2 cori. Successivamente, nel 1779, per la rappresentazione del dramma di Gebler a Salisburgo, Mozart riprese quelle musiche, vi aggiunse un coro finale e nel mezzo 4 brani sinfonici, per complessivi 7 numeri (8 se si considera a sé stante, il preludio strumentale che avvia il coro conclusivo, con voce solista, il basso Antonio Abete); e in tale veste definitiva sono giunti fino a noi. Santa Cecilia ha adottato una soluzione ibrida. Non ci farà ascoltare il testo di Gelber, però ha chiesto a Maurizio Biondi un supporto narrativo alle musiche di Mozart. E Biondi ha scritto un monologo, affidato a Michele de Marchi, dal titolo «La luce ritrovata» ispirato al dramma di Gebler e che rimanda al maturo capolavoro mozartiano, «Il flauto magico».
Dirige il palermitano Flavio Biondi, una delle glorie musicali italiane della giovane generazione. Il Coro dell’Accademia è diretto da Roberto Gabbiani. Prima del Thamos, verrà eseguita l’Ouverture dal «Don Giovanni» di Mozart.
K.Festival. Auditorium, Sala santa Cecilia ore 21. Mercoledì 28 e giovedì 29 (replica). Biglietti: da 9 a 5 euro.