Santa Cecilia, in campo anche Sandulli

E il centrodestra grida al «colpo di mano»

Omar Sherif H. Rida

«Colpo di mano», «vergognosa epurazione», «vicenda che indigna»: non si risparmiano aggettivi, nel centrodestra, a proposito di quello che ormai sta diventando «il caso Santa Cecilia». Il famoso Conservatorio il cui cda è stato commissariato lunedì dal ministro dell’Università, Fabio Mussi, per una serie di presunte irregolarità gestionali. E ieri sulla questione è intervenuto anche l’avvocato Piero Sandulli, l’uomo che ha presieduto la Corte Federale nel processo di secondo grado per lo scandalo «Calciopoli». In mattinata infatti il presidente del cda dimissionato, Massimo Visconti, ha sottoposto all’esame del noto penalista gli incartamenti che dimostrano come sia stato lo stesso cda a chiedere di far luce sulle irregolarità: dai verbali delle sedute fino alle missive indirizzate al maestro Lionello Cammarota per ottenere chiarimenti circa i sei conti correnti bancari rimasti aperti a due anni dalla fine, nel 2004, dei corsi di formazioni regionali attivati dal Conservatorio.
«Solo dopo l’analisi di queste carte - spiega Sandulli - sapremo se ci sono gli estremi per chiedere al Tar la sospensiva del decreto ministeriale di commissariamento. Un’azione che considerati i tempi dovremmo comunque rimandare a settembre. L’unica commento possibile, al momento, è che per come mi sono stati esposti i fatti credo che ci possano essere gli elementi per avviare il ricorso». Da «Calciopoli» a Santa Cecilia quindi, per il presidente della Corte più famosa degli ultimi tempi. E anche il clamore attorno all’affaire del Conservatorio, almeno a giudicare dal tono delle reazioni politiche, sembra destinato a crescere d’intensità. Alcuni parlamentari, tra cui Silvano Moffa (deputato di An), Giulio Leoni e Cosimo Ventucci (senatori di Forza Italia) hanno già annunciato la presentazione, forse già per oggi, di una serie di interrogazioni affinché sulla vicenda venga fatta luce.
«Siamo davanti a una storia dai tratti sconcertanti - commenta Ventucci -. All’ennesimo frutto del fervore ideologico di chi si crede tutore dell’etica e della morale, e non esita ad applicare selvaggiamente lo spoil system per tutto ciò che è di destra. Anche in questo caso, appare evidente come Mussi abbia trovato un pretesto per commissariare un cda che si era ben comportato per sostituirlo con un altro di suo gradimento».
Ma l’eco dell’affaire Santa Cecilia è arrivata anche in Campidoglio e in Regione. «Chi c’è - si chiede il consigliere comunale di An, Fabio Sabbatani Schiuma - dietro a questa vergognosa epurazione dei vertici di un’istituzione così importante? Di certo si tratta di un’irriverente ingerenza del governo nazionale sulla città contro una realtà culturale che stava prendendo numerose e lodevoli iniziative. Faccio appello all’assessore alla Cultura, Gianni Borgna, affinché si faccia chiarezza su una vicenda grottesca. E il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, che fa? Tace?». Schiuma preannuncia infine un’interrogazione urgente al sindaco Veltroni. Un proposito condiviso anche dal consigliere comunale di Fi, Davide Bordoni, secondo cui «il commissariamento rappresenta un atto di arroganza e la prova di come a Roma i soliti gruppi vicini alla sinistra vogliano imporre il monopolio sulla cultura».
Di «colpo di mano» e «vicenda che indigna» parlano infine, sempre in Forza Italia, il capogruppo regionale Raffaele D’Ambrosio e il vicecapogruppo Gianni Sammarco: «Il presidente del Cda, Massimo Visconti e il vicepresidente Giovanni Roma, come testimoniato dai verbali delle sedute, si sono battuti per un’amministrazione in linea con la riforma dei Conservatori e con lo Statuto dell’Autonomia, e oggi ottengono il paradossale risultato di vedersi messi alla gogna».