Santa Nobili

Nacque nel 1630 a Salmaregia di Nocera Umbra. I suoi erano modestissimi contadini che, tuttavia, discendevano dagli antichi signori del castello locale, cosa che doveva essere loro rimasta almeno nel cognome. Santa (nomen omen) nel 1646 entrò, sedicenne, tra le clarisse del convento cittadino. Queste erano dette dal popolo «donne poverine» perché, prima delle riforme operate dal Concilio di Trento, erano solo terziarie francescane che vivevano in comunità come bigotte o bizzocche fuori dalle mura. Il convento in cui la Nobili prese il velo era intitolato a San Giovanni Battista e lei assunse il nome religioso di suor Cecilia. In quel convento in cui, a causa della sua povertà, era entrata senza dote, pronunciò i voti due anni dopo e imparò a leggere sotto la guida di una consorella. Nel 1655, a soli venticinque anni, era già morta (ma non sappiamo per quale malattia). Tutto quel che si sa di lei è che era un'anima mistica, favorita da illuminazioni e locuzioni interiori specialmente quando era assorta in preghiera. I suoi due direttori spirituali le imposero di mettere per iscritto le sue esperienze e ne vennero fuori certe operette vergate in un italiano stentato, pieno di errori ortografici, povero di vocaboli. Ma, naturalmente, di una profondità disarmante e, al contempo, sconcertante. Con i titoli Conferenze (nulla a che vedere con quel che intendiamo oggi con questo termine), Fini (nel senso, sì, di scopi), Devozioni e Frascherie (cioè, cose di poco conto), si dipana il percorso interiore di un'anima consacrata che riuscì a giungere fino alla visione della Trinità.