Santa Rita, fuga generale: «Così salvataggio a rischio»

Tre quarti dei pazienti già in altri ospedali: in crisi le liste d’attesa

I pazienti ricoverati alla clinica Santa Rita sono un quarto rispetto al giorno dello scandalo: nelle corsie sono rimaste solo 67 persone contro le 230 di prima. E anche il personale ha cominciato il fuggi fuggi verso altre strutture. «Un dato preoccupante - sostiene l’assessore lombardo alla Sanità Luciano Bresciani - perché se la clinica si desertifica, diventa anche difficile recuperarla e trovare il personale». Non solo. Più gli ex pazienti del Santa Rita si riversano negli altri ospedali, in primis San Raffaele e Fatebenefratelli, più aumentano le liste di attesa e si crea un effetto «a collo di bottiglia».
«Questo dimostra - precisa Bresciani - che i letti della clinica sono necessari a Milano. Faremo quindi di tutto per salvarla, in tempi veloci e con verifiche capillari».
La squadra di esperti sta cercando di individuare possibili smagliature nel sistema dei controlli, e l’unità di crisi è stata anche rinforzata per non lasciare nulla al caso.
«Il sistema dei controlli funziona» non si stanca mai di ripetere l’assessore lombardo. E rispondendo al sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio, che propone di incrementare i controlli campionari dal 2 al 10 per cento, puntualizza: «Va bene, non mi oppongo, ma siamo già a livelli molto alti in Lombardia. Cosa che non accade esattamente in tutte le regioni».
La garanzia data dalla Regione Lombardia è che i tempi saranno i più contenuti possibile per far ripartire la clinica e gli accrediti. E non si perderà tempo nemmeno per la nomina dell’amministratore unico. Sul possibile nome di Antonio Lanzetta sono in corso i controlli e si attende ancora la sua autocertificazione: un documento in cui dichiara di essere estraneo alla clinica, e di non avere rapporti di collaborazione.
L’intenzione è quindi quella di salvare i 700 dipendenti a rischio. Ovviamente in collaborazione con il governo. Ieri alla Camera Fazio ha ricordato che si sta lavorando «per implementare al più presto un sistema di informatizzazione per il controllo e la gestione delle procedure sanitarie in tutto il territorio nazionale». Il governo non intende calare nessun modello sanitario dall’alto, ma aiutare ogni regione a costruire il suo. «Fermo restando - ha detto chiaramente Fazio - il giudizio sostanzialmente positivo dato al modello di sanità lombarda».