«Santa Rita, non provati gli omicidi»

Il chirurgo Brega Massone rimane comunque in carcere per truffa allo Stato e lesioni a 80 pazienti

Il Tribunale del riesame di Milano è noto per la sua severità. Raramente accoglie i ricorsi degli imputati finiti in carcere. Anzi, spesso e volentieri - si veda, sempre in tema di sanità privata, la recente ordinanza sul caso San Raffaele - si dimostra ancora più duro dei giudici preliminari, quelli che dispongono gli arresti chiesti dalla Procura. Così è indubbiamente una doccia fredda quella che alle 16 di ieri piomba sull’inchiesta più sensazionale compiuta negli ultimi tempi dalla magistratura milanese, l’indagine sulla clinica Santa Rita. Un’ordinanza del tribunale annulla gli ordini di custodia per omicidio volontario emessi contro Pier Paolo Brega Massone, primario di chirurgia toracica nella clinica di via Jommelli. Non c’è alcuna prova, «nemmeno embrionale», che i cinque anziani morti alla Santa Rita siano stati uccisi dalle operazioni inutili volute da Brega Massone per gonfiare i rimborsi pubblici.
A uscire malconce, dall’ordinanza del tribunale, sono soprattutto le perizie con cui altri medici hanno analizzato su richiesta della Procura quanto accadeva in Santa Rita. Ineccepibile, secondo i giudici, la parte di perizia in cui si analizza il meccanismo dei rimborsi gonfiati; inappuntabile l’elenco delle operazioni inutili, degli interventi pesantemente invasivi compiute da Brega e dal suo staff solo per incrementare gli incassi. Ma quando si arriva ad analizzare i cinque decessi, i periti della Procura sarebbero stati troppo sbrigativi: limitandosi a mettere in relazione temporale i due eventi - l’operazione chirurgica, poi la morte del paziente - senza analizzare se il primo fosse stato causa del secondo. «Non risultano effettuati esami autoptici sui pazienti; neppure risultano prospettate leggi statistiche indicative del grado di probabilità che l’intervento chirurgico determinasse la morte; in alcun modo risulta scandagliata la possibile ingerenza di una causa alternativa». La Procura pertanto non aveva elementi per contestare a Brega l’accusa di omicidio volontario, e il giudice preliminare Micaela Curami non aveva elementi per arrestare il medico per quei reati: «L’inopportunità dell’intervento chirurgico è cosa assolutamente altra dall’essere l’intervento chirurgico causa in concreto della morte del paziente stesso».
E ora? Brega Massone resta in carcere per gli altri reati contestati: le truffe a ripetizione al sistema sanitario nazionale, le lesioni gravi causate agli ottanta pazienti passati sotto i suoi bisturi e spesso mutilati senza motivo. Il caso Santa Rita resta in piedi in tutta la sua gravità, per la disinvoltura e l’assenza di controlli che hanno permesso la trasformazione dei pazienti in macchine da soldi. Ma - sembra dire l’ordinanza di ieri del Tribunale - sull’accusa-shock di omicidio volontario sarebbe stato meglio andare con più cautela.