Santa Rita, Pipitone resta ai domiciliari

Dalle prime pagine dei giornali alle aule del tribunale. Con una rapidità esemplare. Il 2 dicembre inizierà infatti il processo ai medici della clinica Santa Rita accusati di truffa al sistema sanitario nazionale, falso, lesioni gravi e gravissime. Il gip Micaela Curami ha accolto la richiesta dei Pm Tiziana Siciliano e Grazia Pradella e ha fissato direttamente la data d’inizio del dibattimento, saltando il filtro dell’udienza preliminare. Una scelta possibile quando si procede, come in questo caso, con il rito immediato perché le prove vengono considerate evidenti.
Gli imputati sono quattordici: il più noto è l’ex primario della chirurgia toracica Pierpaolo Brega Massone e con lui verrà giudicato anche il proprietario della struttura Francesco Paolo Pipitone. Per lui questa non è l’unica brutta notizia: il gip ha stabilito che Pipitone resterà agli arresti domiciliari. L’avvocato Enzo Brienza aveva chiesto la liberazione del notaio, ritenendo ormai superate le esigenze cautelari. Fra l’altro, come segnale di attenzione alle legalità, nei giorni scorsi la proprietà aveva nominato amministratore unico della casa di cura l’avvocato Luigi Colombo. Il giudice però la pensa diversamente: Pipitone rimane blindato in casa, anche se il quadro è cambiato.
Rapidità e inflessibilità. Le indagini proseguono invece per il filone più inquietante o controverso, quello in cui si contesta a Brega Massone e ad altri due medici, Pietro Fabio Presicci e Marco Pansera, l’omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. In pratica, per la Procura cinque pazienti sono stati uccisi dalla malasanità dei camici bianchi della Santa Rita; la contestazione è caduta davanti al Tribunale del riesame, i Pm vanno avanti nel tentativo di trovare nuovi elementi a riscontro dell’ipotesi. Il Tribunale del riesame ha ritenuto non provata la correlazione fra gli interventi, inutili, e i successivi decessi dei pazienti. I Pm hanno disposto una consulenza e hanno chiesto a tre medici e a un anestesista di approfondire il tema. I quattro specialisti hanno a disposizione novanta giorni per consegnare le loro conclusioni. E’ chiaro che una contestazione così pesante sarà comunque oggetto di un’aspra battaglia processuale fino alla fine di questa storia. Il dibattimento si svolgerà davanti ai giudici della quarta sezione. Ma gli imputati hanno quindici giorni per scegliere la strada più discreta e soft del rito abbreviato. Lontano dalle telecamere e dai taccuini dei cronisti che hanno seguito con grande attenzione lo scandalo. E con la garanzia dello sconto di un terzo sull’eventuale pena.