Santa Rita, la Regione stacca la spina

Formigoni: "Inchiesta frutto anche dei nostri controlli". I verdi: "Una commissione per fare chiarezza". L'assessore Bresciani: "L'anno scorso già sospese alcune convenzioni con la chirurgia toracica"

Roberto Formigoni va all’attacco della clinica Santa Rita: «Se le cose descritte sono vere, il panorama è da luogo degli orrori». Il governatore assicura che i controlli non sono mai mancati, tanto che nel 2007 i rimborsi sono stati ridotti di un milione e 124mila euro e l’attività di chirurgia toracica è stata sospesa per due mesi: «La Regione fa molte più verifiche di quelle imposte dalla legge ed è anche così che abbiamo scoperto mele marce». Ma il governatore non accetta che sia messo in discussione il sistema sanitario lombardo: «Ci sono individui che hanno avuto comportamenti criminali, c’è una responsabilità personale e casi come questi possono essere accertati solo dalla magistratura».

La Regione non ci sta a farsi mettere sotto accusa dall’inchiesta sulla clinica Santa Rita. E anche l’assessore alla Sanità, Luciano Bresciani, insiste sul ruolo fondamentale del Pirellone nello scoperchiare questo scandalo. «L’inchiesta è il risultato delle sinergie fra istituzioni nel mettere in atto politiche di controllo con l’obiettivo di annullare possibili inappropriatezze e sprechi» sostiene Bresciani, ricordando che Regione Lombardia «effettua controlli sul cinque per cento delle prestazioni sanitarie, cioè oltre il doppio di quanto richiesto dallo standard nazionale». Come precisa l’assessore, la percentuale nazionale di controlli si aggira intorno al due per cento. Richieste di approfondimento erano partite proprio dalle istituzioni. «Già l’anno scorso - puntualizza anche Bresciani - l’Asl di Milano aveva sospeso l’autorizzazione di alcune attività chirurgiche toraciche in seguito a verifiche e controlli sulle attività stesse. Ora attendiamo le valutazioni degli organi inquirenti. Augurandoci che un sistema di controllo come quello lombardo venga prima o poi messo in atto ovunque, e specialmente dove la sanità è in rosso». Insomma, un vero e proprio contrattacco. Formigoni chiede un intervento degli ordini professionali: «Lancio un appello. C’è una responsabilità personale, ci sono persone che hanno compiuto questi delitti. Se li hanno compiuti, perché ovviamente la magistratura dovrà ancora accertarlo. E non si tratta di garzoncelli ignoranti che soffrono la fame. Sono primari, persone laureate, con stipendi cospicui, che hanno fatto il giuramento di Ippocrate, che è ancora valido. Invito per questo fortemente gli ordini professionali perché intervengano». I sindacati chiedono comunque maggiori verifiche alla Regione. «Il sistema di accreditamento non viene sottoposto a severi controlli» è la critica della Cgil Lombardia. I Verdi Carlo Monguzzi e Marcello saponaro parlano di malaffare generalizzato di cui sarebbe vittima la Regione e chiedono una commissione d’inchiesta: «Non c’è purtroppo solo la Santa Rita. In Lombardia sono 35 i centri medici convenzionati con la Regione ad essere finiti nel mirino della Procura, tra cui San Raffaele, Humanitas, San Giuseppe, San Donato, Sant’Ambrogio, Galeazzi, San Pio X e San Carlo. L’impressione chiarissima è che molti privati sappiano come approfittare delle leggi regionali». Rifondazione ne approfitta per mettere sotto accusa il sistema. «La Lombardia è il paradiso della sanità privata, che si trasforma in un inferno per i cittadini» dice Nicoletta Pirotta, responsabile regionale Sanità del Prc Lombardia.