Santanchè contro Lerner "Colpa dei suoi insulti"

"Santoro questavolta non c'entra - precisa la Santanchè -. Lerner ha usato la violenza che fa parte della sua storia politica, godeva a sentirmi ingiuriare. Ma io non mi fermo: voglio il reato di clandestinità"

Roma - Una donna e due ragazzi che la insultano pesantemente in pubblico. Nessuno interviene per fermarli. Quante volte accade al giorno? Purtroppo spesso. Questa volta però è stata coinvolta una donna impegnata in politica mentre si trovava in uno studio televisivo. Daniela Santanchè è stata bersagliata da volgarissime ingiurie durante una pausa pubblicitaria di Annozero condotto da Michele Santoro. «Ma Santoro stavolta non c’entra – tiene a precisare –. È stato Gad Lerner ad alzare il tono dello scontro, si è comportato in modo inqualificabile».

Com’è andata?
«Quando siamo andati in pausa due ragazzi, due amici di Abdoul, il giovane ucciso a Milano, si sono alzati, si sono messi di fronte a me e hanno cominciato ad insultarmi. La cose più gentile che mi hanno detto è stata “figlia di puttana”. Nessuno nello studio ha detto qualcosa per fermarli e forse è proprio questo che mi ha ferito. Poi si sono tranquillamente seduti ai loro posti».

Perché attribuisce a Gad Lerner la responsabilità «morale» di quanto è accaduto?
«Ha usato la violenza che fa parte della sua storia politica. Ha fatto di tutto per alzare il livello dello scontro accusandomi di razzismo e xenofobia. A me, capisce? A me, che per il mio impegno in difesa delle donne musulmane devo andare in giro con la scorta».

Tutti zitti mentre i due ragazzi la insultavano?
«Secondo me Lerner ci godeva proprio a sentirmi insultare. Ma nemmeno Santoro ha detto niente. Anch’io per qualche secondo sono rimasta pietrificata: è stato davvero un momento difficile. Poi ho reagito e ho chiesto io di mandar via i due ragazzi dallo studio. Non potevo accettare di proseguire la trasmissione come non fosse successo nulla. Santoro li ha fatti uscire ma soltanto Margherita Granbassi mi ha dimostrato un po’ di solidarietà».

Insomma, nessuno ha ritenuto che fosse il caso di difendere una signora che veniva presa a parolacce. Ma che sta succedendo?
«Una cosa molto grave che va imputata alla sinistra che fa passare un messaggio sbagliato per i propri comodi. Quando è stato ucciso Abdoul a Milano, un crimine orrendo ma che nulla aveva a che fare con il razzismo, il primo a soffiare sul fuoco per alimentare lo scontro è stato Piero Fassino. E Castelvolturno? Una guerra criminale per la conquista del territorio, altro che razzismo. Io non sono mai stata razzista, sono contro i delinquenti a prescindere dal colore della loro pelle. La gente onesta ha paura perché in questo Paese troppe persone vivono nell’illegalità, violando continuamente le regole e non c’è certezza della pena. Non sono contro gli stranieri, accolgo a braccia aperte gli immigrati regolari che lavorano e mi impegno a far riconoscere i loro diritti».

L’Associazione Donne marocchine è solidale con lei e ricorda le sue battaglie in nome di Hina, la giovane pachistana uccisa dal padre perché voleva vivere come tutte le sue coetanee.
«Le ringrazio e non mi fermo. Non ho paura. Parto subito con una raccolta di firme: una petizione popolare per introdurre il reato di clandestinità».