La Santanchè li stana: «Sono perfettamente allineati»

MilanoL’elemento più indisciplinato della maggioranza e l’elemento più indisciplinato dell’opposizione, destinati inevitabilmente a incontrarsi e a fare causa comune. È questo lo scenario che Daniela Santanchè disegna sul futuro comune di Gianfranco Fini e Antonio Di Pietro. In diretta su Rai2, ospite da Monica Setta a Il fatto del giorno, l’ex deputata di An spara a zero sul presidente della Camera e conclude: «Fini prenda atto che il Popolo della libertà non è più il suo partito e cerchi un’altra collocazione, magari insieme a Di Pietro visto che è chiaro che sono perfettamente allineati nelle posizioni contro il nostro presidente del Consiglio».
Detto così può sembrare un desiderio o poco più, una sorta di wishful thinking. In realtà, la Santanchè sembra sapere che qualcosa si muove in quella direzione, e quando afferma che le rotte del leader dell’Italia dei valori e quella del fondatore di An sono destinate a incrociarsi parla probabilmente a ragion veduta. E il primo a non smentirla è proprio Di Pietro. Uno dei colonnelli dell’Italia dei valori, Massimo Donadi, già nei giorni scorsi aveva detto «magari Fini venisse con noi all’opposizione». E ieri, ospite anche lui della trasmissione della Setta, Di Pietro rilancia in dipietrese stretto: «Io sarei ben felice di essere insieme a Fini colui che cerca di illuminare gli italiani su questo modello di governare alla berlusconmaniera».
Insomma, non siamo affatto nel campo della fantapolitica. Se Fini deciderà di saltare il fossato - e la Santanchè si auspica che lo faccia il prima possibile - il suo interlocutore ideale nell’opposizione non può essere Bersani o Casini, ma proprio Di Pietro. Cioè il paladino «senza se e senza ma» di quella magistratura di cui ieri anche Fini prende le difese sollevando una volta di più le ire della Santanchè: «Fini si dimentica di ricordare che c’è una minoranza della magistratura che si muove come un partito e attacca Berlusconi su cose che gli italiani trovano ridicole, tipo essere lo stragista che metteva le bombe nel ’93».
È sulla battaglia in difesa delle toghe che Fini e Di Pietro potrebbero celebrare la loro alleanza? «Tonino» in diretta si ribadisce pronto ad accogliere l’ex avversario, anche se modestamente premette che «la verità è che Fini non ha bisogno di me», e dà una spiegazione umano-esistenziale della svolta del leader di An, «da quando si è sposato e ha due bambini piccoli ha raggiunto una tale serenità di animo che non ha più bisogno di nessuno, noi lo rispettiamo molto, è una persona che sta nelle istituzioni, fa il presidente della Camera e cerca di farlo bene». Ribatte la Santanchè: «Fini è un furbo, si è messo su una carica da cui è difficile cacciarlo, da lì dice cose pesanti, e le dice nel momento in cui il Pdl dovrebbe difendere Berlusconi come un solo uomo. Per discolparsi Fini poi dice che il Pdl non deve essere una caserma e si dimentica di cosa accadeva quando lui era segretario di An e la libertà di parola semplicemente non esisteva. Io venni cacciata con un comunicato Ansa per avere espresso idee diverse dalle sue sulla legge per la procreazione assistita. In questo partito, mi disse dopo avere annunciato la mia rimozione, si fa come dico io».
«E pensare - rincara la dose la Santanchè - che Gianfranco Fini è l’uomo che dovrebbe rappresentare la voce della destra in questo paese, è il successore di Giorgio Almirante, era uno che faceva il saluto fascista. Ritrovarlo in un partito con Di Pietro o in un partito di centro, rivederlo con Rutelli e Montezemolo mi creerebbe come italiana qualche difficoltà, perchè per noi esseri umani la memoria è qualcosa...». Mentre la Santanchè parla, i telespettatori rispondono alla domanda-sondaggio «Berlusconi se ne deve andare?». Ventimila votanti, stravincono i no (69% contro 31%). «Ecco - dice Daniela Santanchè - mi auguro che Fini veda questo sondaggio. E che ammetta pubblicamente che il Pdl non è più il suo partito».