Santanchè minacciata ora l’imam provoca: «Anche a me la scorta»

La deputata di An è da ieri sotto protezione dopo lo scontro in tv

Fabrizio De Feo

da Roma

Daniela Santanchè, da ieri mattina, è ufficialmente sotto scorta. La misura di protezione - disposta dal ministero dell’Interno in tempi rapidissimi - è scattata dopo lo scontro in diretta tv su Sky tra la parlamentare di An e Ali Abu Shwaima, imam della moschea di Segrate. Durante la trasmissione «Controcorrente» l’esponente islamico aveva attaccato la deputata, «colpevole» di aver sostenuto che «il velo non è un simbolo religioso e non è prescritto dal Corano». Di qui la secca condanna dell’imam: «Lei è un’ignorante, falsa, semina odio, è un’infedele». Accusa che, potenzialmente, rischia di essere percepita come una fatwa, ovvero una implicita condanna a morte.
È stata questa frase e, in particolare, la definizione di «infedele» a far scattare l’allarme al Viminale e l’attivazione delle misure di protezione, come la scorta, che scattano subito quando c’è un pericolo di vita e poi, successivamente, vengono sottoposte al vaglio e alla valutazione del Comitato per l’Ordine pubblico e la Sicurezza di Milano. Al momento, però, nell’agenda del prefetto, Gian Valerio Lombardi, l’appuntamento non è stato ancora fissato. Se le manifestazioni di solidarietà bipartisan verso Daniela Santanchè si susseguono, con pochissime eccezioni, l’imam di Segrate cerca di stemperare i toni. «Non c’è nessuna fatwa contro Daniela Santanchè», sottolinea Ali Abu Shwaima. «Non c’è alcuna minaccia e mi dispiace che venga strumentalizzata una mia frase detta in un dibattito televisivo dove possono esserci parole del genere». «Non vedo alcun motivo di avere una scorta o di sentirsi minacciata - aggiunge Shwaima - e siccome sono cittadino italiano anche io e il governo non è soltanto di questa signora, deve esserci reciprocità nel difendere perché anch’io sono stato minacciato e aggredito. Santanchè ha anche detto di volermi inserire in un libro che sta scrivendo su Al Qaida per farmi un dispetto». Se l’imam di Segrate stempera in parte i toni, torna alla ribalta il personaggio pù controverso e provocatorio dell’Islam italiano: Adel Smith. Il presidente dell’Unione dei Musulmani d’Italia definisce la parlamentare di An «ignorante e deficiente. Ignorante e deficiente - spiega Smith - nella piena accezione dei termini, una signora, cioè, che ignora e manca in qualche cosa». Di tutt’altro parere Dounia Ettaib, presidente dell’associazione donne marocchine a Milano, che condanna l’arroganza dimostrata dall’imam. «Siamo arrivati a non avere più rispetto per le rappresentanze istituzionali, di questo passo non so dove andremo a finire. L’onorevole Santanchè era presente in forma di deputato e non come persona privata. Abu Shwaima ha dimostrato maschilismo e mancanza di rispetto». Per Dounia Ettaib «probabilmente la Santanchè è entrata nell’occhio del ciclone e nel mirino a causa del suo libro che racconta verità scomode. L’arroganza dimostrata nei suoi confronti dimostra che il confronto con certe persone è davvero difficile e che si predica il dialogo, ma nella pratica si fa esattamente l’opposto».
Sul fronte politico per la parlamentare di An arrivano messaggi di vicinanza da parte di tutto l’arco costituzionale, con una mobilitazione forte delle donne dei due schieramenti. C’è la «solidarietà istituzionale e personale» della collega di partito, Giorgia Meloni, ma anche quella del ministro della Salute, Livia Turco, «a patto, però, di non banalizzare e non stabilire rigide equazioni. Alle donne musulmane che in Italia e in Europa portano liberamente il velo chiedo di fare un’alleanza perché nessuna donna debba portare il velo non per scelta ma per imposizione». Più decisa la posizione del ministro Giovanna Melandri per la quale «ricevere intimidazioni e minacce per aver espresso la propria opinione è del tutto inaccettabile». Per la Verde Luana Zanella «sono le donne islamiche che devono scegliere. E deve essere ribadita in modo netto la necessità di salvaguardare il pensiero di tutti». Si schiera con la parlamentare anche Sandro Bondi, che invita i «musulmani in Italia a una profonda riflessione sulla necessità di isolare personaggi che tentano di calpestare valori irrinunciabili quali la libertà di espressione e di pensiero». E Pier Ferdinando Casini fa notare come il velo, per la maggior parte delle donne islamiche italiane, non sia «una scelta libera ma un’imposizione dovuta ad associazioni islamiche che le aiutano nella misura in cui abbracciano l’integralismo religioso». L’unica voce fuori dal coro è quella di Roberto Biscardini della Rosa nel Pugno che attacca «la spettacolarizzazione e l’arroganza con la quale la Santanchè ha affrontato il tema islamico. D’altra parte è ormai evidente che le donne musulmane si comportano con gradi di libertà tra loro molto differenti, da paese a paese e all’interno dello stesso paese. Ma ciò avviene anche per quanto riguarda l’osservanza della religione cattolica».