Santanchè: sì al dialogo Questo è il mio governo

da Roma

«È stata una giornata difficile ma io non mi faccio mettere all’angolo». E di questo, se si ha di fronte Daniela Santanchè, nessuno può dubitare.
Che cosa succede nella Destra? Storace ha rimesso il mandato e giura che non entrerà mai nel Popolo della libertà mentre lei è pronta a sedersi al tavolo con Silvio Berlusconi.
«Ricordo che alla costituente del partito seduto accanto a me c’era proprio Berlusconi che disse “sono uno di voi”. E noi replicammo garantendo che, pur correndo da soli, avremmo lavorato per portare Berlusconi a Palazzo Chigi».
Si ma poi sono volate parole pesanti fra voi e il Pdl.
«La verità è che poi Berlusconi ha subito il ricatto di Gianfranco Fini, che non voleva l’apparentamento con La Destra. Non ha potuto fare altrimenti perché in democrazia si vince con un voto in più e lui aveva bisogno di Alleanza nazionale per non perdere. Io francamente avrei fatto lo stesso».
Ma ora a quel tavolo dove andrà a sedersi ci sarà appunto anche Fini. Nessun problema?
«Ma lei che cosa crede che avrei fatto se La Destra avesse raggiunto il quorum e io mi fossi seduta in Parlamento?»
Che cosa avrebbe fatto?
«Ma naturalmente avrei votato Fini come presidente della Camera. Le donne sono pragmatiche e sanno buttarsi il passato alle spalle. E la politica non si può fare guardando indietro. Abbiamo corso da soli ma ora si volta pagina. Sarò chiamata a un tavolo per discutere con il coordinatore Denis Verdini e con Berlusconi di contenuti politici. Sarebbe assurdo non andare».
Ma con lei chi c’è?
«Ci sono tutti quelli che mi hanno votato. E io ero il candidato premier.
Storace sta sbagliando?
«Non dico che sta sbagliando ma non bisogna essere presuntuosi. Un leader non può fermarsi alle questioni personali. Il nostro partito non ha raggiunto il quorum e sono stati gli italiani a indicarci la strada da percorrere, scegliendo il bipartitismo. Voglio guardare avanti e non essere messa all’angolo con i pugni in faccia».
In che senso?
«Nel senso che voglio essere una destra di governo, non ho paura delle alleanze e del dialogo, non ho paura di nessuno. All’inizio c’era lo spettro dell’inciucio con la sinistra. Una scelta che non potevo condividere. Figuriamoci se potevo essere d’accordo sul dialogo con Veltroni. Ora lo spettro si è dileguato perché Berlusconi ha capito che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Questo governo è il mio governo. Diciamo le stesse cose sul reato di clandestinità e la lotta contro i fannulloni».
Qualcuno, maligno, dice che c’è una poltrona da sottosegretario pronta per lei.
«Soltanto chi è privo di idee ha bisogno di ruoli. Io ho le mie battaglie nelle quali credo e le porto avanti. Non sono in Parlamento eppure si sente parlare di me ogni giorno perché ho idee e non ho bisogno di una carica per sopravvivere. Ed è meschino che mi si accusi di questo quando ho accettato il rischio di non arrivare in Parlamento e ho messo in gioco la mia faccia per la Destra in campagna elettorale. Ma ora quella battaglia è chiusa e sono pronta per nuove sfide. Se Berlusconi dovesse ritenere di offrirmi un ruolo operativo accetterei volentieri. Ma io non sono e non sarò mai in vendita».