Santanchè: «Sono pronta a contribuire alla nascita del primo partito italiano»

nostro inviato a Porto Rotondo (Olbia)

Le traiettorie della barca d'epoca di Daniela Santanchè non sono passate inosservate. E qualcuno ha voluto malignare sugli avvistamenti del suo Over the rainbow nel golfo di Marinella, pochi passi da Villa Certosa, quasi fosse il segnale che quel riavvicinamento al Cavaliere di cui si è parlato negli ultimi giorni sia ormai imminente. Niente di tutto questo, perché nelle acque della Sardegna lei è di casa da tempo. Sempre in compagnia del figlio Lorenzo e di pochi amici. «Vacanze in famiglia», tra bagni, un po' di sci d'acqua e una full immersion di Olimpiadi. Che, dice la portavoce della Destra, «hanno dato una grande lezione alla politica».
Cos'è che l'ha colpita?
«Gli atleti e il messaggio di fratellanza che hanno dato. Sapevano che erano Olimpiadi difficili sotto il profilo dei diritti umani e sono riusciti a stupire il mondo. Georgiani e russi che si abbracciano, l'americano che invita a pregare per la guerra nel Caucaso... Sono lezioni da non dimenticare, soprattutto per i politici che spesso si perdono dietro piccolezze».
Anche lei, però, era stata critica sull'opportunità di partecipare alla cerimonia inaugurale...
«Anche io ho sbagliato. E dell'insegnamento che ci hanno dato questi giovani di tutto il mondo dobbiamo fare tesoro».
In che modo?
«Il prossimo anno il G8 si terrà in Italia e credo sia giusto dedicare una sezione ad hoc del vertice ai diritti umani. La politica mondiale non può esimersi dal prendere atto di quanto accaduto a Pechino e mi auguro che Berlusconi ci rifletta a fondo. Neanche lui può esimersi».
L'atleta che l'ha colpita di più?
«La Pellegrini. L'hanno massacrata, ma lei ha capito che si vince solo se si hanno caparbietà e determinazione, non si è curata delle critiche e si è rifatta con un oro e due record del mondo. E poi ha detto una frase che mi ha colpito: “Adesso devono arrivare solo le donne che fanno sacrifici”».
Ci si ritrova?
«Sono una che ha preferito la coerenza a un seggio sicuro. E sono una che ha combattuto così tanto che in 40 giorni di campagna elettorale è riuscita a prendere un milione di voti».
Che ora vorrebbe portare alla causa del Pdl...
«Sono una donna del mio tempo e credo sia giusto contribuire alla nascita del più grande partito italiano».
C'è chi le ha dato della traditrice.
«Nessun tradimento. Noi siamo nati per stare con Berlusconi e in contrapposizione a una destra ectoplasma. Poi veti e gelosie ci hanno costretti a correre da soli. Lo scenario però è cambiato perché queste elezioni hanno fatto piazza pulita di molte forze politiche. Sono state un salto non solo verso il bipolarismo ma nella direzione del bipartitismo. Per questo credo che non si debba perdere un'occasione tanto importante».
In campagna elettorale, però, lei non è stata affatto tenera con Berlusconi.
«Finché sarà sulla scena, la politica italiana e Berlusconi saranno la stessa cosa. Io ho sempre creduto in lui e fino all'ultimo ho pensato che avremmo corso apparentati. L'esclusione della Destra è stata per me una sofferenza umana e personale. Detto questo, bisogna guardare avanti. Pensi a quante se ne sono detti Berlusconi e Bossi oppure Berlusconi e Fini... ».
Perché dentro An continuano a non amarla?
«Perché quando ci sono si vede la differenza».
E non teme un altro veto?
«Facciano quel che credono, pazienza. Io rancore non ne porto. E poi a decidere è solo Berlusconi. Lui guarda sempre avanti e sa bene che il milione di persone che ci hanno votato è già con il suo governo. Ignorarli sarebbe un errore».
Storace, segretario della Destra, non pare affatto contento della sua apertura al Pdl...
«Francesco è uomo coraggioso e intelligente. E sa che io non tradirò la mia comunità politica. Però, visto che siamo nella fase precongressuale, mi pare giusto esprimere la mia posizione. Poi sarà il congresso a decidere la linea politica del partito».