Santanchè: «Storace ha sbagliato a uscire da An»

«Gli elettori vogliono una semplificazione in Parlamento e negli Enti locali»

Nostro inviato a Mirabello (Ferrara)

Abbronzatissima e grintosissima, Daniela Santanchè sceglie la Festa Tricolore per alzare il velo sul suo futuro. «Ho scelto Fini, ho mollato Storace», annuncia all’ora dell’aperitivo in un dibattito che in realtà è uno show strappa-applausi. Negli scorsi mesi si era detto che la parlamentare milanese avrebbe abbandonato il partito, che avrebbe seguito l’ex governatore del Lazio portandosi dietro i circoli D-donna che sta fondando in tutta Italia. Invece no, Santanché resta in Alleanza nazionale. «Francesco ha sbagliato - sentenzia - non è stato coraggioso ad andarsene. Il coraggio vero è non sbattere la porta e continuare la battaglia dall’interno. Ma ha sbagliato anche il partito facendo finta che con l’uscita di Francesco non sia successo nulla». Intanto arriva un ragazzino coi biglietti della lotteria di An, la Santanché ne compra un blocchetto intero, 50 euro. Lui ringrazia e confessa: «Fini non ne ha comprato nemmeno uno».
«Ci sono stati momenti difficili - aggiunge l’onorevole Santanchè -, io non cambio idee ma rimango perché questa è la mia casa dove mi sento amata. Auspico il partito unico del centrodestra come contenitore dove ognuno conserva la propria identità. Berlusconi mi piace, sono contro chi gli strizza l’occhio anche se sotto sotto gli fa un po’ schifo, ma mi sentirei a disagio in Forza Italia perché se dovessi spostarmi me ne andrei ancora più a destra». Nel futuro dei suoi circoli Santanchè non esclude una federazione con quelli di Dell’Utri e Michela Brambilla. «È una donna che apprezzo, anche se è molto mediatica e deve fare ancora molto in politica. Ma non mi presto al gioco di chi vuole contrapporci, come Eva contro Eva. Non ho la sindrome dell’ape regina. Mi fa un po’ sorridere la debolezza, la paura degli uomini di Forza Italia. Temono tutti la Brambilla... Poverini, anche tra gli azzurri come in An ci sono le palle di velluto. Anzi, di lino, vista la stagione».