«Il Santander in difesa di Mediobanca»

Marcello Zacché

da Milano

«Capitalia deve restare indipendente e italiana per mantenere gli equilibri necessari all’indipendenza di Mediobanca». Lo dice, a sorpresa, il finanziere Vincent Bollorè, nonché leader dei grandi soci transalpini di Piazzetta Cuccia, intercettato a Parigi. Ma la sorpresa sta soprattutto nella precisazione fornita dallo stesso Bollorè, che ha detto di essere stato lui a convincere Emilio Botin a entrare, con il Banco di Santander, in Capitalia con una quota di poco inferiore al 2%, come lo stesso banchiere basco ha dichiarato la scorsa settimana.
Sembra la chiusura di un cerchio nitido, che parte dal presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, passa dai francesi di Mediobanca e arriva agli spagnoli del Santander. Un asse che serve a Capitalia, primo socio di Mediobanca al pari di Unicredito, per restare polo propulsivo dei grandi equilibri della «galassia» nel momento in cui altri grandi protagonisti (Intesa Sanpaolo da un lato e lo stesso Unicredito dall’altro), si sono assai rafforzati. E nel momento in cui sia Mediobanca, sia il suo grande asset Generali sono alla vigilia di importanti rinnovi: il patto di sindacato per Piazzetta Cuccia, il cda per Trieste. Ma l’asse serve anche alla squadra franco-spagnola (sia Bollorè, sia Botin sono nel patto di Mediobanca e hanno contribuito in maniera decisiva all’attuale assetto di Generali) a consolidare il proprio peso, al punto di presentarsi loro stessi come difensori dell’italianità.
In questa chiave il nuovo asse permette di sistemare le partite Mediobanca e Generali e, allo stesso tempo, preparare il terreno in Capitalia. Riassetto che non è però all’ordine del giorno: il patto tra i grandi soci di Geronzi, il cui maggiore è Abn Amro, scade nel 2008. A meno di azioni di forza la situazione resta stabile, ma un certo deterioramento dei rapporti con gli olandesi ha aperto la strada a una futura possibile alternativa. Da qui la discesa in campo del Santander che comunque il banchiere capitolino non poteva certo cercare in prima persona. Ma che è stato introdotto da Bollorè nell’intento di stringere una nuova alleanza utile a tutti, nel nome dell’italianità di Mediobanca-Generali. E secondo indiscrezioni Madrid avrebbe già «ipotecato» il 5% di Capitalia attraverso alcuni derivati.
Il banco di prova sarà il rinnovo del cda Generali di primavera: Gianni Bazoli e Geronzi si sono già espressi a favore della continuità mentre al momento il numero uno di Unicredit, Alessandro Profumo, tace. Un silenzio che, a ben guardare, coinvolge l’intero assetto della galassia. E non permette di capire se Unicredito sta idealmente con Capitalia o al contrario prenderà posizioni diverse. Si vedrà.
Nella partita, intanto, va registrata l’intenzione del gruppo Fininvest a raggiungere, pur con un’ottica finanziaria, l’1% del capitale, posizionandosi accanto alla partecipata Mediolanum, che siede nel patto.