Santander vuol crescere in Sanpaolo

La banca spagnola è secondo azionista con l’8,4%. Alvarez: «Se non saliamo potremmo vendere»

Paolo Giovanelli

da Milano

Il Santander Central Hispano torna a chiedere di crescere nel capitale del Sanpaolo Imi e a minacciare di vendere la sua quota se non riuscirà nell’obiettivo: «Ci sono due alternative - ha detto in un’intervista all’agenzia Bloomberg il direttore finanziario del Santander, José Antonio Alvarez -: una è essere più coinvolti in Sanpaolo, l’altra è vendere. Aumentare la partecipazione è una decisione che spetta alle Fondazioni, non a noi, non possiamo in alcun modo tentare un approccio ostile», ha però precisato.
Il Santander ha l’8,4% del capitale della banca torinese ed è il secondo azionista dopo la Compagnia San Paolo, che detiene il 14%, davanti alle Fondazioni Cassa di Padova e Rovigo (con il 7%) e Cassa di Bologna (con il 5,5%) e infine alle Casse francesi che hanno l’1,5% del capitale. Tutti questi azionisti fanno parte del patto che scade nell’aprile del 2007: e prevedibilmente entro quella data i soci dovranno prendere una decisione. Va detto che pochi mesi fa il presidente del Santander, Emilio Botin, aveva già iniziato a sondare il terreno con un’analoga uscita e che quindi l’intervista del suo direttore finanziario non ha suscitato grande sorpresa a Torino.
Piuttosto va ricordato che il Santander, che è azionista del Sanpaolo dal 1995, aveva già compiuto un analogo tentativo (con relativo insuccesso) che lo aveva portato a uscire dal patto nel 2001. La banca spagnola era poi rientrata nell’aprile del 2004, ottenendo tre posti in consiglio su 17.
Il Santander ha condotto una decisa politica di espansione negli ultimi anni che lo ha portato a essere una della maggiori banche europee, con una capitalizzazione tripla rispetto al Sanpaolo. Secondo gli analisti, tuttavia, non è detto che gli altri azionisti del patto siano disposti a dare più spazio a un socio che potrebbe diventare ingombrante: si potrebbe, cioè, ripetere quanto già capitato nel 2001. Anzi, Alvarez ha detto che il Santander potrebbe anche cedere la sua quota. Fonti vicine alla banca italiana sostengono, inoltre, che «non è all’ordine del giorno salire nel capitale del Santander», una mossa che in anni passati è servita a riequilibrare il peso degli spagnoli.
La Borsa non sembra essersi particolarmente emozionata per l’annuncio di Alvarez: ieri il titolo del Sanpaolo Imi ha guadagnato un modesto 0,7%, soprattutto in seguito alla decisione di Standard & Poor’s di alzare il rating ad AA- a lungo termine da A+, con outloook stabile. Il Santander ha perduto invece lo 0,6 per cento.