SANTI & BEATI Giro di vite del Papa

Il Papa ha chiesto più attenzione e severità nell’applicazione delle regole che portano all’aureola. Per poter aprire un processo di beatificazione va verificata con attenzione l’esistenza di una diffusa fama di santità tra i fedeli e l’eventuale miracolo attribuito all’intercessione del candidato agli altari - necessario come ultimo passo - va verificato con strumenti adeguati.
È stata presentata ieri mattina in Vaticano dal cardinale José Saraiva Martins e dall’arcivescovo Michele Di Ruberto, rispettivamente Prefetto e Segretario della Congregazione delle cause dei santi, la nuova istruzione Sanctorum Mater, un «vademecum completo e sistematico» per fornire orientamenti «chiari e precisi» per i passi da compiere nella fase del processo di beatificazione celebrato nelle diocesi di origine del candidato agli altari.
Il nuovo documento, pur non contenendo importanti novità legislative, è un richiamo a osservare le norme esistenti, segno che non sempre negli ultimi decenni si è proceduto con il necessario rigore. Il cardinale Saraiva ha detto che è improprio parlare di «irrigidimento», ma ha anche ammesso che l’istruzione «mira a promuovere l’osservanza puntuale di quanto prescritto», sottintendendo che qualche problema c’è stato. L’istruzione rappresenta l’applicazione dello stile che Benedetto XVI ha voluto inaugurare riguardo alla «fabbrica dei santi»: innanzitutto, la decisione di non presiedere più personalmente le cerimonie di beatificazione, riservandosi soltanto le canonizzazioni. Una scelta che sottolinea il valore per la Chiesa locale della beatificazione, che in molti casi non si celebra più a Roma ma nel luogo dove la figura del nuovo beato è più ricordata. Inoltre, fin dall’inizio, il Papa ha chiesto di vigilare perché siano applicate fino in fondo le norme sull’accertamento del miracolo. I dati del suo pontificato non indicano una flessione di numeri: fino a oggi Ratzinger ha approvato 563 beatificazioni e presieduto 14 canonizzazioni. Un terzo di quelle celebrate dal predecessore Giovanni Paolo II in quasi 27 anni. Numeri che però non devono trarre in inganno: comprendono infatti la megacerimonia di beatificazione - la più numerosa della storia - avvenuta lo scorso ottobre, che ha visto elevare agli altari in un solo giorno ben 498 martiri spagnoli.
La nuova istruzione accompagna dunque passo dopo passo i vescovi descrivendo per la prima volta minuziosamente tutti gli atti che devono seguire per iniziare e portare a termine la fase diocesana del processo di beatificazione, prima che questo approdi a Roma. «Nella prima parte - ha detto il cardinale - si richiama la necessità di un’autentica fama di santità per iniziare il processo». Proprio su questo punto, infatti, c’è stata in passato qualche confusione. «La verifica seria e severa della fama di santità - ha spiegato Saraiva - costituisce un adempimento previo e assolutamente necessario da realizzarsi in diocesi, sicché la procedura non deve essere iniziata se non risulta mediante prove inconfutabili che il candidato è considerato santo o martire presso una parte consistente dei fedeli, i quali si rivolgono a lui nella loro preghiere e attribuiscono grazie e favori alla sua intercessione».
La sottolineatura, che ribadisce le norme vigenti ma evidentemente non sempre accuratamente seguite, non fa altro che illustrare un principio antichissimo: nella storia della Chiesa la fama di santità è sempre stato il requisito primo e indispensabile per la beatificazione e la canonizzazione. Quella fama di santità che ben prima del riconoscimento ufficiale ha accompagnato personaggi come Padre Pio o Madre Teresa di Calcutta. Il cardinale ha anche sottolineato come non debba essere una generica inchiesta basata sul metodo storico-critico a determinare la santità di una persona, bensì un preciso procedimento giuridico: questo non significa però, ha chiarito, che non vi debba essere «una rigorosa ricerca storica», che «è ovviamente intrinseca alla raccolta delle prove». È citato esplicitamente, in un apposito capitoletto esplicativo, l’uso del computer e del registratore come mezzi per la modalità di reperimento delle prove.
Un’appendice tecnica è molto legata all’attualità italiana, dopo le polemiche relative alla riesumazione e all’esposizione del corpo di Padre Pio, che sarà visibile ai fedeli a partire da fine aprile. L’istruzione vaticana esplicita con molti più particolari ciò che va fatto nella ricognizione delle spoglie di un beato o di un santo e conferma che sia per questa come per la traslazione del corpo da un luogo all’altro è necessario un nullaosta della Congregazione delle cause dei santi.
La presentazione del documento è stata l’occasione per fare il punto su alcuni processi: il cardinale ha detto che la causa di Pio XII «va avanti, non è stata dilazionata né tantomeno accantonata», mentre è ancora in fase di studio quella di Oscar Romero. Procede speditamente, invece, quella di Giorgio La Pira.