A Santo Domingo la strage delle turiste italiane

Sono 21 le vittime dello scontro tra bus del 15 agosto: tra loro due
ragazze della provincia di Vercelli, una donna di Firenze e una
valtellinese

da Vercelli

Impressionante l’incidente che ha visto coinvolti 19 turisti italiani, nel giorno di ferragosto, nella Repubblica Dominicana che ha falciato la vita di quattro di loro, tutte donne, e causato ferite gravi agli altri quindici. Ma il bilancio generale dell’incidente è stato di 21 morti e 28 feriti, tredici italiani. All’origine della tragedia una escursione verso Santo Domingo, la capitale, finita male quando l’autobus Volvo della compagnia F. L. Tours che aveva raccolto gli italiani in vari hotel di Bavaro, considerata una delle spiagge più belle del mondo, si è scontrato violentemente con un altro veicolo per il trasporto di passeggeri in località Benedicto, al chilometro 30 della statale fra Higuey e La Romana. I primi soccorritori giunti sul posto sono stati testimoni di una scena definita «sconvolgente», con l’automezzo che trasportava la comitiva italiana capovolto, cadaveri dispersi e scempiati dalla violenza dell’urto, arti sezionati, e feriti intrappolati tra le lamiere. I vigili del fuoco hanno dovuto utilizzare le seghe elettriche per poter liberare i corpi bloccati all’interno dell’autobus. L’autista dell’autobus che trasportava gli italiani, Leonardo Perez Herrera, secondo la stampa del luogo è latitante.
Dei quattro morti italiani, ormai, si sa tutto. Si tratta di due vercellesi Nadia Cosco (21 anni) e Lietta Marucco (31), italiana di origine coreana, della valtellinese Rossella Galbusera (50) e della fiorentina Cinzia Zaottini (45). Per quanto riguarda i feriti, il dramma maggiore è per la famiglia Melzani. In bilico la sorte della piccola Francesca di 4 anni, figlia dei bresciani Paolo e Marisa Melzani. Ma nelle ultime ore è emerso che i medici hanno espresso preoccupazioni anche per le condizioni di mamma Marisa, ricoverata in rianimazione nell’ospedale «La Plaza de la Salud» della capitale. La bimba è seguita dai medici del Dario Contreras di Santo Domingo, dopo un intervento al cranio e alla milza. «Le sue condizioni sono stabili - ha detto il medico che segue il caso - e appena possibile sarà riunita con la mamma».
«Dov'è Nadia, la mia fidanzata? Era con me, dove l'avete portata?», sono state invece le prime parole che Andrea Marotta, 26 anni di Vercelli, ha rivolto ai soccorritori. Capelli tagliati cortissimi, volto abbronzato e una gamba spezzata nell'impatto tra i due bus, ancora non sa che Nadia Cosco - 22 anni a settembre, anche lei di Vercelli - non è uscita viva da quelle lamiere. I due fidanzati avevano scelto quella meta esotica per trascorrere le vacanze estive. «Attendevano questo viaggio da tempo, ne parlavano con grande entusiasmo», ricorda un'amica di Nadia. Avevano prenotato l'escursione alcuni giorni fa. Diplomata all'istituto professionale di Vercelli, la ragazza aveva seguito per un anno la scuola per infermieri, forse per seguire le orme dei genitori, ma poi aveva cambiato idea, scegliendo di diventare odontotecnica. Il telefono di casa Cosco è staccato, la famiglia è chiusa nel proprio dolore, ancora incredula per quanto è accaduto. La telefonata dalla Farnesina ha spezzato ogni loro speranza. Il papà Carmine ha già lasciato Vercelli per recarsi a Santo Domingo. «Siamo vicini alla famiglia - spiega Andrea Corsaro, sindaco di Vercelli -, faremo qualsiasi cosa per aiutarle a sbrigare le pratiche per il rimpatrio di Nadia. I tempi potrebbero essere lunghi».
A una quarantina di chilometri di distanza da Vercelli, a Borgo d'Ale, altri genitori piangono una figlia partita per le vacanze che non farà più ritorno. Anche Lietta Marucco, 31 anni, ha lasciato sogni e speranze. Lunghi capelli neri e sorriso contagioso, la ragazza - originaria della Corea - è stata adottata quando aveva appena tre mesi da due insegnanti di Borgo d'Ale. Entrambi in pensione, avevano adottato la bimba, rimasta orfana pochi giorni dopo la sua nascita. Lietta e Nadia - giovani, belle e affermate nel loro lavoro - non si conoscevano, pur abitando a pochi chilometri di distanza l'una dall'altra. Forse sull'autobus erano sedute vicine e magari avevano anche fatto amicizia. Sconosciute nella vita, per uno strano disegno del destino, la morte le ha volute vicine. Dopo aver frequentato il liceo scientifico a Ivrea, Lietta si era laureata in Lingue orientali a Venezia per poi trovare lavoro come pubblicitaria a Torino. Aveva frequentato un master in pubblicità a Milano ed era riuscita ad affermarsi nel settore fino a diventare copywriter per alcune agenzie pubblicitarie. Amava molto il suo lavoro e l'ultima campagna pubblicitaria che aveva seguito era quella per la promozione della nuova Fiat 500. Per i suoi impegni tornava a casa molto di rado, i genitori per non farla viaggiare le avevano acquistato un alloggio a Torino: così siamo più tranquilli», le avevano detto. Il papà Guido con un cugino è già partito per Santo Domingo, dove avrà il difficile compito di dare l'ultimo saluto a quella figlia tanto desiderata.