"Il Santo Padre ci ha chiamate: usciremo dalla clausura per lui"

Madre Emanuela sarà in Duomo con le sorelle: "Siamo 12 come gli Apostoli e Cristo ci ha fatto innamorare. Quando venne Giovanni Paolo II corremmo tutte sul tetto per vederlo"

«Gesù ti amo». Se fosse diventata biologicamente mamma, Emanuela avrebbe insegnato questa preghiera alla sua bimbetta. Ma è «madre» spirituale nel convento milanese delle Carmelitane Scalze da sessantasei anni e lo è divenuta per un destino intrecciato. Una treccia di vite in cui le «chiamate» divine hanno il Dna al femminile. Seconda di due femmine, rimaste orfane di padre, la sorella maggiore di Emanuela, Giovanna, entra in convento giovanissima. A diciannove anni Emanuela segue il suo esempio, raccolto anche dalla mamma delle due ragazzine, Virginia, che prende il velo a 57 anni grazie alle figlie.
Donne, donne, donne al seguito di Cristo proprio come quando Egli visse. «Ci ha fatto innamorare tutte - racconta con un cinguettìo contagioso - anche qui dentro. Non siamo in tante: dodici come gli Apostoli». Un segno? Un segno raccolto da lontano da Benedetto XVI che ha chiesto la presenza delle suore di clausura, tra cui le donne del Carmelo di Milano, di Legnano e Concenedo di Barzio. La prima volta che madre Emanuela si presenta davanti a un Pontefice. «Quando venne Giovanni Paolo II corremmo sulla terrazza per vederlo passare in elicottero» ricorda, sprizzando gaiezza. Una gioia bambina che rallegra l’intera narrazione della sua vita, dalla difficile rinuncia alla corte dei primi ragazzini fino al rapporto con l’ultima adolescente entrata nel Carmelo nel cuore di Milano.
Come signore, ma anche signori, sono le autrici di lettere, e-mail, telefonate di richiesta di s.o.s, «il soccorso della preghiera che corre sotterraneo ma ha le ali del cielo», per sollevare dalla polvere della morte la più difficile delle vocazioni contemporanee: il matrimonio. «Amo la donna nel suo complesso aspetto attuale. Per sua struttura e per sua capacità d’affrontare la vita è forte, più forte del maschio, che nel rapporto matrimoniale è il primo a cedere».
L’altra metà del cielo è tosta non perché dice «sì» ma perché sa dire «no». Ma come, lei dice qualche «no» al suo Sposo? «Così è nel Salmo: No, Signore, non può andare avanti così. Svegliati, perché dormi? La famiglia chiede il tuo sentimento più bello: la pace. Troppe divisioni la minano. Possono esserci matrimoni errati alla radice, può accadere che due persone sbaglino. Ma la maggioranza? È viziata, va alla ricerca della donna o dell’uomo più bello. Per noi, preti e suore, la donna e l’uomo più bello è il Signore. Così anche per gli sposi: il migliore è lo sposo e la sposa scelti una volta e a cui ci si deve dedicare con sacrificio. Non temiamo questa parola, anzi deve esserci cara come una rosa».
Cita Edith Stein: «Sto davanti a Dio per tutti», adora il Vangelo di Giovanni e il Salmo che recita: «Le tue orme sono sull’acqua. Non si vedono, però metto i piedi sull’acqua perché le tue orme ci sono». Alcune parole chiave? «Alle mamme: siate felici d’aver generato. Alle mogli: siate vere. Ai mariti: la vita è comunione, non solo con il lavoro ma con la famiglia. Una per tutti: speranza che è sorella gemella della fede». Sorella. Come vede la vita delle «sorelle» nella Chiesa? «Ne discutiamo in convento. La donna ha fatto passi avanti nella società, ma nella Chiesa e nella sua gerarchia deve camminare perché non è adeguatamente valutata. Il culto per la nostra spiritualità è aumentato, ma la strada della piena affermazione è lunga». E allora speranza, aureola d’amore unificante tra uomini e donne. Come il velo della Sposa che copre lo Sposo.