Santorescu, il dittatore tv che tenta di spacciarsi per l’alfiere della libertà

Michele Santoro si proclamò vittima di Berlusconi ma il Garante giudicò "contrarie al pluralismo" le sue trasmissioni. La sua carriera da "Servire il popolo" al parlamento Ue

Dopo tre anni di assenza, Michele Santoro è tornato sei mesi fa in tv coi capelli ossigenati come un anziano play boy. Subito è stato ribattezzato Santoro-Blondie.
Lo choc per la cotonatura ha acceso un dibattito. I più non volevano credere ai loro occhi. Sembrava più una pensata di Berlusconi che non del suo implacabile censore. Il giornalista Oliviero Beha, ha sostenuto che Michele aveva adempiuto un ex voto. Forse per propiziarsi il ritorno al video di cui aveva crudelmente sofferto l’astinenza. Ma era la pia bugia di un amico per coprire una patetica debolezza. Il parrucchiere di Santoro, Roberto D’Antonio (lo stesso di Piero Fassino) ha messo le mani avanti: «Sono stati i bagni di mare a imbiondirgli le punte». Santoro ha dignitosamente taciuto. Tuttavia, trasmissione dopo trasmissione, ha corretto la coloritura. Nelle ultime, è apparso con bigodini meno stoppacciosi e più aggraziati. Così, biondo-biada, ce lo terremo per le restanti puntate di AnnoZero.
La diatriba sui capelli paglierini ha messo un po' in ombra i contenuti della serie inaugurata da Michele col rientro in Rai. Eppure, ha toccato vasti problemi. Nel suo stile da galletto, ha affrontato la pari dignità del Gay Pride e del Family Day, l’evasione fiscale nella Repubblica di San Marino e altri temi da capogiro. Giovedì scorso ha raggiunto il clou. Durante la puntata - incentrata sulla pedofilia di sacerdoti anglosassoni e arricchita da accenni alla pederastia di preti italiani - Santoro ha fatto un colpo di teatro: ha preso come testimonial Indro Montanelli. L’idea è stata del collaboratore, Marco Travaglio - ex del Giornale, oggi all’Unità - che si è rivolto al direttore, morto nel luglio 2001. Lo ha fatto con una lettera aperta che, lui così freddo, ha letto con pause commosse e sguardi al cielo. Ha così arruolato Montanelli tra i santoriani e sé stesso tra gli eredi del montanellismo. Terminata la lettura, ha chiuso gli occhi umidi in attesa di una risposta dall’Aldilà. L’evocato ha però taciuto, offeso per la sceneggiata. Santoro e Travaglio invece, a corto di pudore, si sono rallegrati per il silenzio, interpretato come assenso. Così, Montanelli è stato definitivamente incluso nella squadra di AnnoZero. Aspettiamoci nuove appropriazioni.
Santoro occupa la tv da vent’anni. Detiene un record mai raggiunto: avere messo in moto il meccanismo di un suicidio. Successe a Tempo reale il 23 febbraio 1995. Era suo ospite l’ineffabile Leoluca Orlando, allora leader della Rete e sindaco di Palermo. Costui in diretta accusò di mafiosità il maresciallo dei carabinieri di Terrasini, Antonino Lombardo. Santoro lasciò che l’incosciente parlasse a ruota libera. Linciato mentre era assente, senza difensori, né contraddittorio, Lombardo si uccise - innocente - qualche ora dopo.
L’attuale biondino si considera un campione della libertà di stampa. Ha detto di sé: «Quanto più Santoro c’è sui canali Rai, tanto è più libero il Paese». Ha aggiunto: «Nella storia della Rai io sono stato quello che ha spostato sempre più avanti il confine della libertà». In realtà, è un arruffapopolo di sinistra schierato in toto con la sua parte politica. Nel 2002, il Garante delle comunicazioni gli fece un liscio e busso dell’accidente. Analizzando una dozzina di puntate di Sciuscià, un’altra delle sue serie al ciclostile, rilevò «gravi violazioni del principio del pluralismo». Lo accusò di favorire gli esponenti politici della sinistra invitati in numero preponderante, circondati di pubblico favorevole, lasciati parlare a piacere. Di danneggiare, per converso, i politici della destra, togliendo la parola, apostrofando beffardo, mettendoli alla berlina con ammiccamenti alla platea. Il Garante, infine, si rammaricava di non avere i mezzi legali per punire Santoro, auspicando però dalla Rai provvedimenti nei riguardi del dipendente. Anziché contrirsi, Michele si fece vanto della bocciatura. Quando il Cav, a nome di milioni di abbonati, dichiarò che Santoro (con Biagi e Luttazzi) faceva un «uso criminoso» della tv pubblica, scoppiò un pandemonio. Poiché il Berlusca aveva esternato da Sofia, dove era in viaggio ufficiale, si parlò di «editto bulgaro». Michele, incapace di esami di coscienza, reagì con un misto di aggressività e autocommiserazione. «Berlusconi è un vigliacco perché abusa dei suoi poteri per attaccare persone più deboli di lui», disse e cantò in assolo «Bella ciao» in tv. Avendo poi rifiutato un ridimensionamento delle sue presenze tv, la Rai lo mise da parte. Michele iniziò una geremiade durata tre anni. «La mia esautorazione è un crimine politico»; «Eliminare Santoro dalla tv è come bruciare i libri in piazza» e via vaneggiando. Ma il presidente dei giornalisti, Lorenzo Del Boca, notò con sobrietà: «Con un Santoro emarginato a un miliardo e mezzo di vecchie lire, ci sono in Rai un migliaio di precari che non arrivano a prendere il suo stipendio tutti quanti insieme».
Per colmare il vuoto, Michele si candidò con le sinistre alle europee del 2004. Quando Panorama chiese di seguirlo nel giro dei comizi, la sua spalla in tv, Sandro Ruotolo, rispose all’inviata: «Solo a patto che ci facciate leggere le cose che scrivete. Se, secondo noi, l’articolo non va bene, lo cambiamo. Se non accettate, niente articolo». Dietro di lui, campeggiava lo slogan elettorale scelto da questo campione della libera stampa: «Per un’espressione libera: vota Santoro». Tra i concetti espressi durante la campagna, il berlusconismo «mi fa schifo», la Fallaci «mi fa vomitare».
Michele fu eletto con 750mila voti. Li tradì in capo a diciotto mesi. Stufo di essere «prigioniero» (testuale) a Bruxelles si dimise dal Parlamento Ue, alla faccia degli elettori, per fare la sua rentrée in tv nello spettacolo Rockpolitik di Celentano (2005). Si pianse addosso tutta la serata, ma creò l’aggancio per il suo riapprodo in Rai. Secondo il profilo psichiatrico di un luminare, Santoro senza tv è gravemente ferito nel narcisismo e perde l’autostima fino all’abulia. Tenercelo è dunque un atto di umana solidarietà.
Questo sindromico è nato a Salerno 56 anni fa. Il padre era ferroviere e comunista. Il figlio fu ribelle fin da ragazzo. Alle medie ebbe un rinvio a settembre per avere rigato l’auto di un professore. Michele, che si protestava innocente, si arrabbiò e cambiò scuola. Si è poi laureato in Filosofia col massimo dei voti e una tesi su Gramsci. Fondò la cellula cittadina di «Servire il popolo», movimento maoista, e il Club Salerno, circolo culturale. Ci si buttò a corpo morto, animando spettacoli, dibattiti, happening. Si dice che abbia organizzato un seminario sull’immoralità del coito orale. Invitò l’antipsichiatra David Cooper che consigliava la droga come terapia.
Michele arrivò così a 30 anni senz’arte né parte. Si rifugiò, come suole, nel giornalismo. Diresse La voce della Campania, rivista fiancheggiatrice del Pci al quale si era iscritto a 24 anni. Fece due anni all'Unità, poco apprezzato, finché Beppe Vacca, che era consigliere Pci della Rai, ne impose l’assunzione a Viale Mazzini. Debuttò a Samarcanda e ne prese presto le redini. Creò un clan di suoi giornalisti. Con questi sottoposti era esigentissimo. Molti fuggirono. Gli fu appioppato un soprannome da dittatore rumeno: Santorescu. Era già potentissimo quando nel'96, col governo Prodi, si insediò alla presidenza Rai, lo scrittore Enzo Siciliano. Sentendo che si parlava di Michele esclamò: «Michele chi?». L’ego santoriano ne ebbe uno sturbo micidiale. Dal giorno alla notte, lasciò la Rai per Mediaset. Mise a tacere gli scrupoli virtuosi e restò sotto padrone tre anni, con Berlusconi che era già il Mostro di Arcore, aveva il conflitto di interessi, era imputato dalle Alpi alla Sicilia. Però pagava sull’unghia. Col successivo rientro in Rai, abbiamo ripreso a stipendiarlo noi. Michele ha avuto diverse convivenze, un paio di figli, alcune mogli. L’attuale è Sania Annibaldi, figlia di Ilario, un nababbico industriale sanmarinese delle sementi. Quando ha fatto la puntata di AnnoZero sugli opulenti di San Marino, da lui accusati di evadere le tasse, Santoro «dimenticò» il suocero, ricco tra i ricchi. Qualche giornale glielo rinfacciò e la Voce di Romagna scrisse che il biondino si stava costruendo una fantavilla sul colle di Cavignano di Rimini. Michele - sempre su di giri - querelò dicendo che la reggia era del suocero e che lui a Rimini alloggiava al Grand Hotel. Gigi Moncalvo, che su Rai 2 conduce Confronti, volle vederci chiaro e mandò una troupe a Cavignano. Appena lo seppe, Santorescu fece il pazzo per bloccare la trasmissione. Telefonò imperioso al direttore di Rete, Marano, agli autori, agli ospiti fissi. Non cavando un ragno dal buco, passò alle diffide. Il tutto in nome della libera stampa di cui è il portabandiera. Il reportage uscì egualmente. Ma uno come Santoro, se lo conosci lo sfuggi.