Da Santoro Berlusconi come Mussolini Poi c'è lo spettacolo osceno di Luttazzi

<em>Raiperunanotte</em>, il programma-manifestazione di Michele Santoro dal Paladozza di Bologna, parte con le immagini di un comizio del Duce intervallate da quelle del discorso di Berlusconi a San Giovanni. Poi il conduttore tira in ballo Napolitano. Travaglio se la prende con Masi e Agcom citando l'inchiesta di Trani. Bondi: &quot;Campioni della mistificazione&quot;

Bologna - Rai per una notte. Tutti contro il premier, Michele Santoro ha chiamato a rapporto tutto il circo dell'antiberlusconismo militante: da Marco Travaglio ad Antonello Venditti, passando per Mario Monicelli e Roberto Benigni. Chiudono Maurizio Crozza e Vauro. Prima del "giuramento fasullo" con Santoro a guidare la platea di ospiti e spettatori con la mano sul cuore: "Giuro solennemente di farla sempre fuori dal vaso".

Berlusconi come Mussolini La serata al Paladozza parte con le immagini di un comizio di Mussolini che inneggia alla folla, intervallate con quelle dell'intervento di Silvio Berlusconi alla manifestazione del Pdl di Piazza San Giovanni. Solito cliché. Santoro, nel suo editoriale-comizio, si rivolge direttamente al capo dello Stato Giorgio Napolitano per denunciare le limitazioni alla libertà di espressione, e si sprecano, ancora una volta, i riferimenti al Ventennio. Poi l'arena si infuoca per l'ingresso di Marco Travaglio e Vauro, accolti come martiri della libertà di informazione. E così inizia lo show con il comico Cornacchione che, tanto per cambiare, spara a zero contro il presidente del Consiglio.

Letterina a Napolitano "Caro presidente Napolitano, noi non siamo al fascismo, ma certe assonanze possono preoccupare". Così Santoro si è rivolto al presidente della Repubblica aprendo Raiperunanotte dopo aver proposto le immagini di Mussolini accostate a quelle di Berlusconi. L'intervento di Santoro è stato tutto dedicato alla libertà d'espressione, cominciato ricordando l'Sos lanciato 40 anni fa con la sua radio libera siciliana da Danilo Dolci, facendolo proprio: "Lui decise di infrangere la legge per fare la sua prima radio libera che trasmetteva dalla Sicilia e lanciava un Sos per terremotati e disoccupati del Belice. La radio libera di Dolci fu chiusa dalla polizia perché aveva violato il monopolio, quando lo fecero altri nessuno intervenne, ma Dolci non aveva alle spalle né un partito politico né la P2". Santoro ha ricordato poi il caso delle intercettazioni di Trani: "Vorrei ricordarle signor presidente - ha aggiunto - che per una telefonata Nixon dovette dimettersi: aveva ordinato di spiare i suoi avversari del partito democratico e una commissione del Senato, quando scoprì che le telefonate erano state registrate, disse di pubblicarle per sapere cosa è successo. Qui si è compiuto un delitto di grande gravità: interferenza politica sulla libertà di espressione. Io - ha aggiunto, rivolgendosi sempre a Napolitano - non voglio tirarla per la giacchetta, non voglio né che firmi né che non firmi, ma voglio ribadire che se i partiti non si allontano dalla Rai, sarà sempre prigioniera del conflitto d'interesse. Noi abbiamo il diritto, ma anche il dovere di parlare e di farci sentire, noi dobbiamo essere ascoltati. Per questo - ha concluso - noi accendiamo le nostre luci perché ricominci Annozero". Quindi Nicola Piovani ha eseguito in diretta la sigla di Annozero.

Travaglio, Floris e Lerner
C'è tutto il gotha dell'antiberlusconismo a congresso. Dopo Cornacchione prende la parola Marco Travaglio, accolto da applausi, che ha riassunto tutta l'inchiesta di Trani e ha puntato il dito contro i vertici di Rai e Agcom e il premier definendo il caso uno "scandalo molto peggiore del Watergate". Il suo intervento è stato accolto da un applauso scrosciante, é stato forse il più applaudito fra tutti i protagonisti dell'iniziativa. "Masi - ha detto Travaglio - ha sollecitato esposti contro la propria azienda. E' come se Moratti prima del derby chiamasse l'arbitro per chiedergli di inventarsi un fallo per espellere il proprio centravanti, magari su richiesta del presidente del Milan. Berlusconi dice che si è sempre espresso anche pubblicamente contro Annozero: ma è come se uno dicesse per tutta la vita che vuole ammazzare la moglie, poi assolda un killer e al processo si scusasse dicendo... 'Va beh, ma io l'ho sempre detto...'".

L'ossigeno e le intercettazioni Poi, è stata la volta del conduttore di Ballarò Giovanni Floris e di quello dell'Infedele Gad Lerner. Tutti sulla stessa lunghezza d'onda: all'informazione manca l'ossigeno. Quindi, in spregio a ogni regolamento, nel Paladozza vengono fatte ascoltare le intercettazioni tra Berlusconi e il commissario dell'Agcom Giancarlo Innocenzi. Nei colloqui - interpretati dalle voci di attori - si parla con sdegno di Annozero e della necessità di chiudere il programma di Santoro. E' stato Sandro Ruotolo a introdurre il tema con una battuta. Cosa si evince da queste intercettazioni?: "Che Berlusconi non si perde una puntata di Annozero" ironizza Ruotolo. Poi l'interpretazione delle telefonate dell'inchiesta continua. "Quella di Masi, il nostro direttore generale, è una lezione di diritto": così Santoro commenta la più 'famosa' delle intercettazioni dove Masi cita lo Zimbawue. E dove il dg spiega che "ex ante" non è possibile intervenire su Annozero. Dopo aver ascoltato le intercettazioni che vedono coinvolti Berlusconi, il commissario dell'Agcom Innocenzi e appunto Masi, nelle quali viene sventolata l'apertura di una istruttoria a carico di Annozero, Santoro osserva: "Aspettiamo fiduciosi questa istruttoria...".

Il monologo di Luttazzi Poi, dopo aver ricordato l'editto bulgaro, Santoro introduce Daniele Luttazzi che intrattiene il palazzetto con un monologo comico-pornografico, in cui riassume la politica italiana con una colorita metafora sessuale. E poi, dopo otto anni, spara a palle di cannone: "Masi e Berlusconi hanno fatto un uso criminoso della televisione pubblica: erano otto anni che aspettavo di dirlo". Il tribunale di Santoro ha fatto giustizia. Venti minuti di allusioni sessuali, ma soprattutto critiche al governo e in particolare a "Silvio Lolito Berlusconi" come lo ha definito, "lui è un fuoriclasse, la costituzione gli va stretta, sarebbe come far giocare Tiger Woods a golf in uno sgabuzzino". Quindi, Luttazzi ha dettagliatamente spiegato la sua teoria sui motivi per cui Berlusconi avrebbe il 60% del consenso, con una metafora sul sesso anale. Nel suo monologo non ha risparmiato battute nei confronti dell'ex vicepresidente della Regione Puglia Frisullo e del direttore del Tg1 Minzolini. "C'é una differenza - ha detto Luttazzi - fra una prostituta e certi giornalisti: ci sono certe cose che una prostituta non fa". Dagli spalti applausi scroscianti, anche quando Luttazzi ha criticato l'eccessiva timidezza dell'opposizione.

Gabanelli: "Sconfitta civile" "Io credo che siamo sull'orlo di una sconfitta civile, non per via della censura, ma perché il paese accetta o non comprende mosse scriteriate che ci ridicolizzano agli occhi del mondo". Questo un passaggio del messaggio inviato da Milena Gabanelli. "Noi siamo privilegiati, perché non ci hanno sospesi perché non andiamo in diretta - ha detto - grazie anche a un direttore che ha mantenuto barra dritta anche con un clima da caccia alle streghe. Nel nostro paese la critica non è considerata una valore e questo spiega perché non è compresa la gravità della prevaricazione. Avere qualcuno che controlla serve alla democrazia".

Lo show di Benigni Scoppiettante Roberto Benigni nell'intervista di Sandro Ruotolo. "Stavo partendo per lo Zimbawe..." scherza il premio Oscar: "E' il paese dei masai anzi dei masi!". E poi dice che l'Italia è il Paese della libertà perché "in quale altro Paese, si può manifestare contro i giudici? In nessuno, ma nel nostro sì. In quale altro Paese si possono fare leggi ad personam. Da nessuna parte tranne che in Italia. In quale Paese si può chiudere una trasmissione? In nessuno, solo qui. Quindi è il Paese della libertà".

Bondi: "Campioni della mistificazione"  "Che penosa tristezza assistere a una trasmissione (quella di Santoro) nella quale tutti i campioni della disinformazione, della mistificazione, del ribaltamento della realtà, dell'offesa alla verità, dell'uso partigiano della televisione pubblica, si ergono a difensori della libertà d'informazione": è quanto afferma Sandro Bondi, coordinatore del Pdl, in una nota.