Santoro, Biagi e quell’altro

Tramonta la stagione televisiva e a questo punto possiamo mettere a bilancio anche i tre martiri del giornalismo, Santoro-Biagi-Luttazzi. Michele Santoro: personalmente sono contento che sia tornato, è sempre fazioso ma la sua fazione è più narcisistica che di sinistra, i pro superano i contro. Enzo Biagi: anni di lagna sinché l'esito del suo programmino, ora, è stato di una pena e di una tristezza da spingerci a non aggiungere altro. Imbarazzante. Daniele Luttazzi, che non è giornalista e a mio avviso neanche comico, non è tornato in tv ed è giustamente a spasso per teatri. Nessuna emittente lo vuole più, neppure Sky, che pure aveva cercato di assoldarlo. In Regime del 2004, uno dei tremila mila libri di Gomez-Travaglio, Luttazzi accusava vari comici d'avergli copiato le battute, ma è venuto fuori che è stato lui a copiare alla lettera le battute e le gag dello show americano di David Letterman: peccato manchi lo spazio, ora, per un'interessante comparazione. È venuto pure fuori che Daniele Luttazzi, vero nome Daniele Fabbri, negli anni Ottanta era consigliere comunale: indovinate di quale partito? La Dc. Era consigliere democristiano a Santarcangelo, vicino a Rimini. E almeno questa fa ridere.