Da Santoro buon Natale a Spatuzza

Il conduttore di «Annozero» celebra il pentito che accusa Berlusconi e Travaglio si accanisce contro <em>il Giornale </em>e Feltri. Da Di Pietro altro veleno contro il premier: a lui non stringo la mano

Marco Travaglio santo subito. Martire. Vittima del fuoco mediatico che, dopo l’aggressione in piazza Duomo a Milano subita da Berlusconi, ha dovuto subire e subisce. Ma un santo francamente imbarazzante, subito pronto, quando gli tocca di fare il suo sermone a colpire alle spalle l’assente Vittorio Feltri, a metterlo sulla graticola. È il mondo di Annozero. Che va alla rovescia e prende una piega sconcertante fin dall’anteprima. Quanto la Rai per bocca di Santoro fa gli auguri di Buon Natale alla mafia, al pentito Spatuzza che sta tentando di infangare Berlusconi ma che, secondo il padrone di casa, Michele l’intenditore, «merita di essere ascoltato con attenzione. So benissimo chi è Spatuzza. So che ha ucciso decine di persone, ha sciolto un bambino nell’acido, ha fatto delle cose veramente orribili. Ma adesso Spatuzza racconta dei fatti e noi stiamo ad ascoltarlo».
Resta il fatto che adesso Travaglio gioca lui il ruolo della vittima e del capro espiatorio contro cui tutti se la stanno prendendo. Così gli auguri di buon Natale, dispensati da Santoro, con l’affetto di un amico fraterno realmente addolorato, dipingono sulla tela, che arrederà la tribuna del programma di Raidue fino al termine, un Marco Travaglio trafitto dalle frecce della polemica come un novello San Sebastiano. La teoria annozeresca della serata è quella di far passare la vera vittima, Berlusconi, per il carnefice.
In effetti Travaglio sfodera un’insolita, disarmante faccia di circostanza. Punta, soprattutto, ad arte, nei primi piani su un faccia contrita. Persino quando dice e ribadisce con la sua solita, disarmante aria innocente «che non si può impedire a nessuno di odiare, di augurarsi che il Creatore chiami a sé una persona che si detesta (ogni riferimento al Cavaliere naturalmente è escluso, ndr) e che l’eccessiva personalizzazione che il premier ha messo e mette in ogni sua mossa di capo di governo e di partito, sì, insomma, è la molla che può scatenare l’odio di parte di quegli italiani che non lo sopportano». Ma i suoi sorrisetti tornano, e meno male, quando nel suo pistolotto il Travaglio Immarcescibile dedica tutta la sua scoppiettante ironia ai titoli del Giornale e tratteggia a modo suo il «partito dell’amore» mettendo alla berlina chi non può replicare. Da sbellicarsi davvero per le perline. Che l’emulo di San Sebastiano infila nella sua collanina da villaggio vacanze. Ci pensa anche Tonino Di Pietro a sostenerlo. Quel pacato Di Pietro che aveva già offerto nel pomeriggio di ieri, alla presentazione del libro Il caso Genchi, naturalmente in compagnia dell’amicone Travaglio, uno scampolo significativo della sua disponibilità ad abbassare i toni della polemica. Alla seguente, innocua, domanda di una giornalista: «Quando tornerà in Parlamento e incontrerà Silvio Berlusconi gli stringerà la mano?», lui ha risposto secco e seccato: «Siamo qui per parlare di politica e di politica dobbiamo parlare» Un vero signore. Che infatti subito dopo si è affrettato a precisare che lui e la sua Idv «non accettano né accetteranno mai di dialogare senza se e senza ma con questa maggioranza perché quando al governo ci sta Berlusconi ti chiedi sempre dov’è la fregatura».
Per la verità il Gran Condottiero dell’Italia dei suoi Valori ieri è riuscito a superarsi nello studio di Annozero così come anche in Parlamento dove, nel dibattito sulla Finanziaria, ha tuonato: «Voi criminalizzate come terroristi coloro che come Travaglio cercano di aprire gli occhi ai cittadini prima che sia tardi. Mettete a rischio la vita di queste persone perché voi armate la mano assassina. Voi dite che c’è disagio sociale e protesta. Certo che c’è. C’è il rischio di una rivolta ma accusate noi dell’opposizione che denunciamo questo. Di chi è la colpa: nostra che denunciamo o voi che commettete questa ingiustizia? Guardatevi allo specchio perché siete voi che col vostro menefreghismo portate avanti leggi che interessano solo il premier e che create allarme e protesta civile». Questa è davvero bella, fantastico, no? Una straordinaria difesa d’ufficio di un vero duro da fumetto horror come Travaglio che, per scienza rivelata, ha il dono e il diritto di insultare impunemente Berlusconi ogni giorno del calendario. Per fortuna che poi Di Pietro ha aggiustato il tiro (si fa per dire, naturalmente, non essendo ancora armato) definendo la Finanziaria approvata dalla Camera «iniqua e criminogena» e lo scudo fiscale una «tangente di Stato che fa percepire al governo soldi da evasori, corruttori, mercanti di droga». Si vede, come ha ammesso lui stesso ieri orgogliosamente, che sta utilizzando come sussidiari di verità i libri di Travaglio.