«Santoro fa marketing. Non può dare patenti di libertà»

Corrado chi?, è la battuta che circola già da giorni. Azzeccata rielaborazione del soprannome celebre di Santoro, quel «Michele chi?» pronunciato dall’allora presidente della Rai Enzo Siciliano. Perché da questa sera Corrado, nel senso di Formigli, nel senso dell’ex delfino di Santoro, inizierà la sua trasmissione Piazzapulita proprio nel giorno, il giovedì appunto, in cui avrebbe dovuto andare in onda il suo padre putativo se fosse sbarcato a La7. E, onta maggiore, nella serata storica di Annozero su Raidue. Insomma, una sfida aperta dell’allievo al maestro. Anche se Corrado, «come un figlio che diventato adulto lascia il focolare», fa fatica a sbattere la porta, non ha neanche tanta voglia di sentirsi un «traditore», perché non si è unito ai nascenti Comizi d’amore santoriani.
Formigli, non lo neghi, la scelta del giovedì è fatta apposta...
«Era l’unico giorno disponibile della settimana, dato che al lunedì c’è L’infedele, al martedì Ballarò, al mercoledì la Champions e al venerdì tornerà più avanti la Bignardi su La7».
Mah... da fine ottobre sarà in concorrenza diretta con il nuovo talk multipiattaforma di Santoro.
«Vedremo cosa farà e se andrà in onda di giovedì. Intanto partiamo noi. E, comunque, c’è posto per tutti. Noi facciamo un altro tipo di trasmissione».
Che, però, sulla carta, sembra «Annozero»: ospiti in studio, reportage e collegamenti con le piazze calde.
«La diversità è che non ci sarà una personalizzazione. Annozero era Santoro. Io, che ho una lunga storia di reporter sulle spalle, mi pongo semplicemente come il capo degli inviati. Non ho intenzione di fare alcun editoriale, che francamente non importerebbe a nessuno».
Tema della prima puntata?
«Le ultime inchieste che riguardano il premier, collegate alla crisi economica, e la P3. Ho fatto un’intervista a Flavio Carboni che racconta fatti inediti sui poteri occulti».
Ma lei ha dovuto far vedere la scaletta del programma a Giovanni Stella (l’ad di Telecom media), motivo per cui Santoro non ha voluto firmare il contratto con La7?
«A parte che non ho ancora firmato contratti, non sento questo problema: come in tutti i giornali ho comunicato al direttore responsabile il tema della puntata e gli ospiti. Non mi sento un “diversamente libero“: la libertà si ottiene praticandola, non te la dà lo spirito santo e nessuno può dare il patentino di libertà a qualcun altro».
Santoro si ritiene l’unico in grado di raccogliere il desiderio della gente di avere un’informazione vera.
«Michele vuole fare l’editore di se stesso, non vuole rendere conto a nessuno. Usa forme di espressioni teatrali e operazioni di marketing per andare alla conquista del mercato, per questo lancia la gara di chi è più libero».
Ma lei si sente un traditore della causa? Santoro si è detto addolorato per la sua scelta...
«Penso che essere liberi non significhi per forza di cose litigare con il proprio padrone di casa. Sono un giornalista di 43 anni cui è stata offerta un’occasione importante. Questa chance me la sono tutta guadagnata. Perché non avrei dovuto accettare? Michele è il mio maestro, con lui ho lavorato 12 anni, gli devo molto, ma gli ho dato anche moltissimo, penso che siamo pari».
Non le spiace non far parte del network che potrebbe «rivoluzionare la Tv»?
«Mi eccita di più riuscire a fare una buona trasmissione, che informi la gente senza che ogni settimana sembra che si giochino le sorti d’Italia su un programma televisivo».
Verserà i dieci euro chiesti da Santoro ai fan per far partire «Comizi d’amore»?
«Direi che non è il caso di aiutare la concorrenza».