Santoro mobilita gli italiani. Ma per se stesso

Il conduttore annuncia il ricorso all'arbitrato contro la sospensione di dieci giorni decida dal dg Masi e
completa la sua metamorfosi in capopopolo: "Raccogliete le firme per
difendermi&quot;. Poi come al solito attacca il Cavaliere: &quot;Siamo forti e lei 'non ce vo’ stà'&quot;. <a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani/" target="_blank"><strong>BLOG</strong></a> <em>Dì la tua</em>

Michele Santoro si è montato la testa. Come un moderno Re Sole, si appropria del video e ripete: la Rai sono io. Come il Citizen Kane, il giornalista del film Quarto potere che vuole diventare governatore (invano), il nuovo Orson Welles inscena un aspro comizio in diretta tv lanciando una raccolta di firme contro il direttore generale. Come in uno «spaghetti western», il pistolero smascherato in vestito Armani sfida l'azienda che gli passa lo stipendio in un duello all'ultimo sangue. O io, inteso come Santoro, o lui, cioè il direttore Mauro Masi.
Lo scontro è frontale. Ma mentre Masi combatte dietro le quinte, seduto in ufficio o in uno studio legale, il conduttore di Annozero si piazza in favore di telecamere e mobilita milioni di telespettatori. Aveva insultato il capoazienda, l'aveva mandato affanbicchiere in diretta e senza possibilità di replica. La Rai l'ha sanzionato. E Santoro fa la vittima, peraltro benissimo. La puntata si chiamerebbe Scherzi a parte, sul maxischermo compare la foto di Emma Marcegaglia, vengono riproposte le telefonate intercettate all'origine delle perquisizioni al Giornale. Ovviamente, con due pesi e due misure. Quando infatti il discorso cade sulle anticipazioni di Panorama (pressioni per togliere il nome della Marcegaglia da un'inchiesta giornalistica), Santoro liquida la faccenda come «normale lavoro di un portavoce».

In realtà Annozero è la ribalta da cui Santoro va all'attacco, chiamando a raccolta «i giudici di Milano, i magistrati di Palermo, i lavoratori della Rai e tutta la gente che ci guarda». Ecco il proclama del tribuno: «Dobbiamo far vedere quanti sono quelli che riconoscono la dignità e la diversità del lavoro. Io credo che questa sarà l'anteprima non di Annozero, ma di un anno nuovo che sta per cominciare». E che non si sa come potrebbe finire, forse addirittura in politica: infatti in studio Pierluigi Bersani, segretario Pd, finisce infilzato dalle operaie dell’Omsa, dal sindacalista Guglielmo Epifani, dal governatore Roberto Formigoni e dai giornalisti Gianni Riotta (Sole 24 Ore) e Stefano Zurlo (Giornale).

«Citizen Santoro» la prende alla larga. «Ho ricevuto tante minacce, anche dalla mafia, e sono sempre andato avanti. Lavoro con i miei collaboratori per rendere la Rai più forte e costruisco successi. Possiamo commettere errori ma lo facciamo in buona fede, quindi non abbiamo paura di niente»: primo avvertimento. Poi l'escalation: «Per me la sospensione è umiliante, potrei anche aver sbagliato ma così non è stato trattato nemmeno chi ha rubato. Io oggi ho lavorato 17 ore, avvocati compresi, e non è simpatico essere cacciati con ignominia».

Santoro si rivolge direttamente a Silvio Berlusconi: è lui, attraverso Masi, il vero antagonista scelto da «Michele chi». «Caro presidente del Consiglio, noi non siamo l’opposizione della tv, ma il primo programma di informazione della tv italiana, e questo è il motivo per cui lei “nun ce vo' sta”, perché non siamo perdenti, siamo forti. Questa punizione è stata programmata in maniera singolare, in modo da seccare due puntate di Annozero, cosa che danneggia seriamente il prodotto Rai. Volevo andare dal giudice, come ho sempre fatto, e rispettare le sentenze. Ma con gli avvocati abbiamo valutato che non c’erano i tempi tecnici, per questo bisogna ricorrere a un arbitrato interno, una soluzione che non amo ma consentirà al programma di andare in onda».

«In cambio - dice Santoro ai telespettatori - voglio che raccogliate in ogni caseggiato dove si ascolta Annozero una semplice dichiarazione: Io sono un abbonato della Rai e non voglio essere punito al posto di Santoro. Punire Santoro ma non Annozero. Avete diritto di non vedere ridotti i vostri cervelli a un’unica marmellata televisiva. Nei prossimi giorni vi diremo cosa fare con esattezza». E scatta l'applauso (vietato), che precede la raccolta di firme e forse la nascita di una nuova stella nel cielo della sinistra politica.