Santoro, il pirata dell’etere: ora tampona anche la Fiat

Il Lingotto chiede i danni ad <em>Annozero</em> dopo un servizio sull’Alfa MiTo. Per i legali di Marchionne avrebbe mostrato dati
parziali per screditare l’auto

Nella sua lotta luddista e disfattista contro ogni pseudo-potere, Michele Santoro ha battuto Don Chisciotte: quello finiva disarcionato dalle pale rotanti dei mulini a vento, che gli sembravano dei giganti; lui è riuscito a far girare ruote e ingranaggi anche a un gigante come la Fiat.

Senza scomodare la letteratura, però, l’ultimo pasticcio santoresco somiglia più a un sabotaggio degno di Dick Dastardly, il diabolico protagonista del cartone animato delle Wacky Races, intento a gettare chiodi, bucare gomme, inventare trucchi per lasciare a piedi i suoi avversari. Il paragone, baffetto escluso, regge: Michele ha anche il corrispettivo del segugio Muttley, l’arcigno Corrado Formigli, pronto a mormorare «medaglia, medaglia» ad ogni polemica collezionata. A finire speronata dal bulldozer di Annozero, stavolta, è stata l’Alfa Romeo MiTo, criticata in diretta tv. Una manovra da ritiro patente che ha suscitato la reazione immediata del Lingotto, che ieri ha annunciato la richiesta di risarcimento danni per le «dichiarazioni fortemente lesive dell’immagine e dell’onorabilità della società, dei prodotti e dei dipendenti».

Tutto prende il via durante la puntata del 2 dicembre, nel corso della quale Corrado Formigli mostra le immagini di una prova su strada tra Mini Cooper, Citroen DS3 e - appunto - Alfa Romeo MiTo versione Quadrifoglio. Tra curve e controcurve, il servizio termina con i risultati cronometrici del giro su pista a Vairano: prima la Mini, seconda la Citroen e terza la MiTo. Commento di un sornione Formigli: «Ora direte che siamo faziosi e ce l’abbiamo con Marchionne, ma l’Alfa si becca tre secondi».

Per carità, dati verissimi e tratti dal numero di giugno di Quattroruote. Nessun tarocco, l’Alfa viaggia meno. Il problema è che, secondo il comunicato della Fiat, la «prova comparativa» è lacunosa, ovvero non riporta tutti i risultati della rivista con l’obiettivo di comunicare «l’asserita inferiorità tecnica complessiva» della MiTo. I legali della Fiat lamentano che ad Annozero si sia taciuto il fatto che per comfort, sicurezza e prezzo l’Alfa sia risultata la migliore. E annunciano che il ricavato dei danni sarà devoluto in beneficenza. Un bell’incidente mediatico-giudiziario, non c’è che dire.

Difficile capire se la «dimenticanza» sarà considerata davvero lesiva dal giudice. L’entourage di Santoro temporeggia: «Quando arriverà la richiesta di risarcimento, valuteremo». Facile immaginare la linea difensiva: i dati cronometrici sono veri, sono stati pubblicati da terzi e se la Fiat si vuole lamentare lo faccia con Quattroruote. Resta però il consueto «metodo Annozero»: piegare la realtà come un origami e a fare collage di dati parziali per dimostrare tesi preconfezionate. Nello specifico, basta citare solo il dato più utile ignorando gli altri: calcisticamente, è come dire che Ibrahimovic è più scarso di Biabiany perché corre più lentamente i 100 metri. A ben vedere, poi, puntare tutto sulla velocità è fazioso anche per un altro motivo, illustrato in diretta dal sottosegretario Roberto Castelli: «Ma le cilindrate sono uguali?». Eh no. Perché la MiTo è 1400 cc, le avversarie entrambe 1600 cc. Senza contare che la Mini ha pure 14 cavalli in più, e pure questo ha un suo peso.

Al di là del merito esclusivamente tecnico, dunque, Santoro inanella l’ennesimo procedimento ai danni della sua trasmissione. E già ci si chiede se - nel caso il giudice dia ragione al Lingotto - sarà lui a pagare il risarcimento di tasca sua. E giusto per dare nuove gatte da pelare a Masi e ai vertici di Viale Mazzini, sarebbe interessante dare un’occhiata anche alle eventuali ripercussioni del «caso MiTo» sui contratti di sponsorizzazione tra la Rai e l’inserzionista Fiat. A Santoro di certo non interessa, lui guida la sua trasmissione da pirata dell’etere, protetto dall’airbag dell’antiberlusconismo e dal paraurti di chi lo considera un martire. Per questo non teme di viaggiare contromano, senza curarsi dei semafori del direttore generale, né delle precedenze del buonsenso: tanto, quando tampona qualcuno, paga sempre Mamma Rai.