Santoro tra pm e Benigni delirio alla festa Fiom "Voglio restare in Rai"

Il conduttore raduna i suoi scudieri per la festa della Fiom. Ci sono tutti i campioni dell'antiberlusconismo

Bologna - Debutta il partito di Michele Santoro. Dopo aver chiuso la partita con viale Mazzini e rimandato a data da destinare la firma con La7 per il restyling di Annozero, il tribuno della sinistra sceglie il palco della Fiom per lanciare la sua nuova sfida. Così, in diretta tv da villa Angeletti tra gli insulti di Vauro e l'appello della Dandini ("Comunisti, tutti in piedi!"), la stoccata dell'esercito degli anti Cav parte con un'intervista a Iris Berardi sulle feste organizzate da Silvio Berlusconi. Ecco il circo messo in piedi da Santoro che al suon dello slogan questa è l'Italia peggiore ha battezzato quel "partito" che andrà a sostituire il centrosinistra nel contrasto al governo. Tanto che viene da chiedersi cosa abbiano a che fare le invettive dei vari Travaglio, Ingroia e Vauro con la festa per i metalmeccanici.

Santoro non sceglie una piazza qualunque. Pure il tempismo è azzeccato. E la squadra? La solita, quella ben consolidata in mesi di lotta antiberlusconiana dietro le telecamere Rai. E' quella intellighenzia progressista che lavora per affondare il Cavaliere. Tutti a puntare il dito contro il governo, senza risparmiare nemmeno critiche a una certa sinistra incapace di fare opposizione. Da Marco Travaglio al pm Antonio Ingroia, dal vignettista Vauro a Serena Dandini. Non poteva poi mancare una lezione di "alto" giornalismo da parte di Elisa Anzaldo, la giornalista che aveva lasciato la conduzione del Tg1 per protestare contro il direttore Augusto Minzolini. Il solito Maurizio Crozza che, dopo diverse stagioni con Giovanni Floris a Ballarò, si è speso per una comparsata allo speciale di Enrico Mentana in occasione del primo turno delle amministrative. C'è spazio anche per Maurizia Russo Spena, la figlia del parlamentare del Prc che giorni fa si è scontrata con il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta: "Io non rappresento il mio fallimento ma il fallimento delle politiche del suo governo. Ora il ministro non dovrà parlare più solo con me ma dovrà venire a visitarci nelle piazze dell’indignazione". E' il partito che Santoro ha schierato in piazza a Bologna in occasione della festa nazionale dei 110 anni del sindacato dei metalmeccanici. Signori, entra il lavoro. Tutti in piedi!, questo lo slogan.

Al termine della proiezione di un video dal titolo "Chi comanda in Italia", in cui Corrado Guzzanti interpreta un mafioso al telefono con Berlusconi, sale sul palco l'immancabile pm Ingroia per l'immancabile comizio sulla giustizia e sulla necessità di concedere rispetto al lavoro svolto dalla magistratura. E giù accuse - più o meno velate - alla politica rea di non condividere la missione contro la mafia e di continuare a offendere e insultare le toghe. "Serve che ci lascino lavorare - tuona Ingroia - e continuerò fuori e sopra i palchi a lottare, da magistrato e da cittadino". Insomma, sempre il solito leit motiv usato dai giudici per non rispondere delle proprie azioni. Di comizio in comizio, subito dopo è la volta di Travaglio per il quale qualsiasi parlamentare ruba. "Lasciamo le redini del nostro Paese - spiega l'editorialista del Fatto Quotidiano - a chi non lasceremmo nemmeno il nostro portafoglio". Insomma, sempre il solito leit motiv usato da Travaglio per buttare in vacca tutta la politica.

Il grande regista di tutta la kermesse è proprio Santoro che non sale sul palco se non al termine della serata per introdurre l'ospite a sorpresa: Roberto Benigni. Il comico toscano è saltato subito al collo del giornalista, si è buttato a terra e ha esordito: "L’Italia s’è desta!". Così, dopo due ore di insulti e invettive contro il governo, Benigni stupisce tutti e non parla di politica ma invita tutti i presenti ad amare il proprio lavoro: "Il lavoro è un diritto che nessuno ci può togliere, è una cosa sacra, e ogni legge che attenti al lavoro è un sacrilegio". "Amare il proprio lavoro - conclude il premio Oscar - è la vera e concreta felicità che esiste sulla terra".

La chiusura dell'interminabile serata è tutta dedicata a Santoro che sale sul palco indossando la tuta blu dei metalmeccanici. Tanto per cambiare il mittente della noiosa invettiva è - manco a dirlo - Berlusconi. Scontato. La brutta copia delle varie anteprime di Annozero. Fresco di un buono uscita di circa 2,5 milioni di euro dopo il divorzio consensuale con la Rai, Santori si cala nei panni dell'operaio: parla di disoccupazione, della difficoltà ad arrivare a fine mese, dell'impossibilità di trovare una casa da comprare. La colpa? Del Grande Fratello, ovviamente, della televisione che "dice che non esisti". 

Ma dove vuole arrivare Santoro?

"Io voto per rimanere in Rai - conclude Santoro lanciando la sfida a Berlusconi - voglio riprendermi il mio futuro". Lo ripete più volte. Si vedrà. Per ora, di certo, non c'è niente. Tanto che, secondo Dagospia, l'intento di Santoro resta la realizzazione di Telesogno "mettendo insieme la squadra di Michelone (Travaglio compreso), aggiungere la redazione e i contenuti di Current Tv, l'hard core di Sandro Parenzo, cioè TeleLombardia e gli studi di Videa". Perché a rimbalzare sulle antenne tv la serata di Santoro è proprio la televisione di Al Gore che a fine luglio andrà fuori dal pacchetto Sky. "Se Telesogno diventa realtà, per La7 sarebbe una brutta volta - ipotizza il sito di Roberto D'Agostino - il Terzo Polo si spappolerebbe tra Santoro e Mentana". Nella speranza che Berlusconi rimanga sempre al governo, altrimenti il mercato dell'antiberlusconismo rischierebbe di crollare a picco (e con lui i compensi fantamilionari di Santoro).