Santoro processa il premier in tv

Ad <em>Annozero</em> va in scena l’ennesimo attacco al Cavaliere. L’appello del leader Pd: non votate il Pdl, è già troppo forte.
Tra precari e lodo Alfano, unico filo conduttore della puntata è la richiesta di dimissioni del capo del governo. <strong><a href="/a.pic1?ID=352909">Tempesta di carta sui casi Rai e Mills</a></strong>

E poi dicono che all’Annozero di Santoro si prendono le cose sul serio. Troppo sul serio. Ma figuriamoci. Si va via di fantasia sbrigliata e ci si improvvisa giudici e giurati.
Si rifà in diretta il processo Mills e si tira la volata, disperatamente, ad un uomo disperato che arranca nell’insormontabile, impossibile salita dei consensi come il leader del Pd, Dario Franceschini.

Rivediamo alla moviola la puntata di ieri sera, per esempio. Come definirla altrimenti se non un raro esempio di humour? Rigorosamente inglese, naturalmente. Merito del gentleman Marco Travaglio, sfortunatamente sprovvisto di ombrello e bombetta, che in apertura di giochi ha regalato ai telespettatori un predicozzo intriso di ironia di battute sottili ma graffianti. Di allusioni velate ma offensive. Bersaglio? Stranamente il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, cui il tandem Santoro e Travaglio arriva sempre e comunque, anche se si partisse da un discorso sulla pizza Margherita. Così, nel pistolotto travagliato, veniamo a scoprire come la «sciocca e ingenua» classe politica inglese sta passando i suoi guai per una storia di rimborsi spese gonfiati. E, sbugiardata e messa all’angolo da giornalisti veri, che fanno vere domande, ci garantisce Travaglio, è costretta ad inanellare scuse e dimissioni.

Ingenui questi inglesi, ironizza Travaglio, anzi per citare le sue parole «fottuti puritani» questi inglesi. Mentre in Italia, in Italia sì che siamo diversi, fortunatamente. Perché in Italia lasciamo che un presidente del Consiglio, che un tribunale ha definito corruttore, rimanga al suo posto e anzi lavori e abbia lavorato per far rinviare tutti i processi che lo riguardano. Che pregevole affondo (in assenza della Granbassi impegnata a Seul) con la punta della spada intrisa nel veleno. E che mirabile aplomb contraddistingue il gentleman Travaglio quando sul suo taccuino di grande Inquisitore, fa l’elenco dei buoni e dei cattivi. Anzi per la verità solo dei cattivi: Tg1, Tg2, Studio Aperto senza dimenticare Vespa «di cui è meglio non parlare». Che si sia dimenticato per una volta del Giornale? Macché. Il gentleman di Annozero ci dedica un siparietto allusivo quando cita la dura presa di posizione, tenuta in Gran Bretagna contro i locali parlamentari bricconcelli da un quotidiano di centrodestra, che al contrario di quanto accade in Italia non appartiene al presidente del Consiglio.

Ma che straordinaria fantasia di considerazioni originali che si consuma davanti agli ospiti di turno. Un Marco Pannella che insegue i suoi sogni, faticando ad esprimerli perché provato dal digiuno. Uno Storace che non viene considerato da alcuno e un Maurizio Lupi che è davvero l’unica voce controcorrente della serata. Che argomenta i suoi interventi, dati e sentenze alla mano. Ma l’ineffabile Santoro è un uomo tutto d’un pezzo e la puntata, anzi il patetico tentativo di rifare in diretta il processo a Mills e a Berlusconi a suon di insinuazioni e di battute più o meno grevi va avanti. «Non votate il Pdl è già troppo forte» si lancia Franceschini approfittando dell’ennesimo assist di Santoro. «Il pericolo più grave è che da questa crisi la società esca disgregata» dice ancora il prode piddino che di tanto in tanto si risveglia da una sorta di letargo. In fondo non gli pare vero di godere di uno spot elettorale senza pagare nemmeno un caffè alle truppe cammellate di Annozero.

Ecco finalmente la verità: l’aggettivo giusto al posto giusto. Perché è la puntata a disgregarsi. Ad andare alla deriva tra immigrati inferociti e precari illusi e disillusi. Sfugge il timone persino al timoniere Santoro che non sa più nemmeno dove andare a parare per riportare la puntata sulla retta via. Che è o dovrebbe essere solo la requisitoria contro Berlusconi cui non si risparmiano battutine anche riguardo all’incontro con il presidente di Confindustria, Marcegaglia.

Ce la mette tutta e appare sfinito il povero Santoro quando tenta, come un cavadenti d’altri tempi di far uscire dalla bocca di Franceschini la richiesta di dimissioni per Berlusconi. E Dario per ripagarlo di tanta cortesia e generosità balbetta mezze parole, annaspa. Punta il dito contro una politica malata. Ma forse vorrebbe dire assonnata perché tra gli spettatori in studio e a casa gli sbadigli non si contano più. E, nell’aria, dopo tanti «sblatteri» sulla ricusazione c’è soltanto un desiderio palpabile: di ricusare, una buona volta Annozero.