Santoro rivendica libertà di dossieraggio

RomaSe in un’azienda pubblica non si può nemmeno a mandare affan.. in diretta tv il proprio direttore generale, vuol dire che siamo veramente in una dittatura, e nemmeno tanto soft. Il kapò di questo regime in Rai è quel terribile signore che porta il nome di Mauro Masi, un vero despota. Ha avuto il coraggio, questo Masi, con la scusa di essere il direttore generale, di voler sospendere per la bellezza di dieci giorni un conduttore, Santoro, che in diretta lo aveva solamente mandato a quel paese. Un sopruso vero, anzi «un attacco alla televisione», come ha detto Santoro che ha la modestia di identificarsi con la televisione italiana. Un provvedimento, peraltro, che è ancora da vedere se andrà in porto veramente, tra Cda e cavilli regolamentari. Ma intanto è andata in porto la santoreide, con un nuovo colpo di teatro che alimenta nuovamente il solito copione.
Ormai Santoro non si considera un giornalista come gli altri, tantomeno un dipendente della Rai, ma un totem intoccabile. Santoro rivendica uno status di privilegio assoluto: libertà totale e incondizionata di fare quel che gli pare, di confezionare i suoi «dossier», quelli sugli attentati di mafia organizzati in combutta con Forza Italia, le confessioni di escort al centro di vicende molto strane, i linciaggi pubblici tramite attori e fiction che simulano interrogatori o intercettazioni telefoniche, paranoie su barbe finte, dittatori sudamericani amici di Berlusconi, faccendieri e pataccari all’opera sulla casa di Montecarlo, che in realtà - se ci è permesso - è scoop nostro, senza barbe o baffi finti. Il dossier di Santoro, però, è sacro e inviolabile, anche se preceduto da un vaffa al suo editore. Ad essere pignoli, poi, è proprio lui l’inventore del dossier in forma televisiva. Cioè di quel format che così si articola: una tesi forte e preconcetta, una serie di episodi o credenze raccolti ad hoc per colpire la credibilità di un personaggio, e un congegno mediatico per rendere il tutto telegenico. Santoro ha fatto questo, negli anni, con una maestria unica, dosando musiche, effetti cinematografici, testimonianze di parte, e mescolandoli con l’abilità di chi sa i trucchi per condizionare le masse che si abbeverano di tv. Non è un caso se il «dossieraggio» di Santoro fa ascolti, e anche ottimi. Però il dossier rimane tale, e visto che quello è il nuovo conio per il giornalismo militante, a Santoro spetta di diritto.
Anche un bambino di sei anni sa che, se fosse per Masi, Santoro non sarebbe andato in onda. Il problema, sollevato da molti anche a sinistra, è però questo: non ha forse, un editore, tutto il diritto di scegliere i palinsesti della sua azienda? Anche la sanzione del dg, per quanto dura, segue delle regole precise. Masi lo ha spiegato così: «Santoro si è reso responsabile di due violazioni disciplinari ben precise: l’uso del mezzo televisivo a fini personali; un attacco diretto e gratuitamente offensivo al Direttore Generale. Non c’è nessun attentato alla libertà d’informazione». Gli articoli precisi del Regolamento di disciplina aziendale Rai e quelli del Codice Etico violati da Santoro, sono nella lettera pubblicata in serata da Dagospia.
Ovviamente la spiegazione (che poi è una replica alla controdeduzione in cui Santoro obiettava il proprio «diritto di critica e cronaca») mai potrebbe disinnescare la macchina del martirio subito messa in moto da Santoro e amici dell’Inamovibile. La sanzione contro la sua condotta, è «una procedura ad personam», «di una gravità inaudita» dice Santoro, «un vero e proprio attentato alla televisione». Buttandola in politica, ecco il metodo Santoro, c’è solo da guadagnarci. Anche perché non è un professionista isolato che si deve difendere con le proprie forze, Santoro - come elemento politico - ha una fazione alle proprie spalle. La quale si è subito recata davanti a Viale Mazzini per un sit-in di protesta, con l’Italia dei valori, quelli di Articolo 21, qualcuno del Pd, Ruotolo, e persino l’avvocato di Santoro. Subito azionato anche il soccorso militante, il presidente Garimberti che dice «provvedimento spoporzionato», con lui anche Zavoli, e poi il consueto coro di onorevoli e senatori vari dell’opposizione con l’aggiunta dei finiani, fino a due mesi fa anti-santoriani, ora santoriani (una delle tante giravolte).
Che succederà? Il solito colpaccio per Santoro, ci scommettiamo. Che non solo ha già ottenuto un’incredibile promozione per la puntata di stasera, ma probabilmente la farà franca, ottenendo una retromarcia da Viale Mazzini. Così Santoro sarà martire oscurato e pure regolarmente in onda. Ma a quel punto, per par condicio, dovrà essere «vaffa» libero per tutti. Anche per chi non sopporta Santoro, che naturalmente non si sognerebbe mai di rivolgersi al suo avvocato (in sit-in) per querelare chi gli dirà «ma vaffan..bicchiere pure tu».