Santoro a San Marino si è dimenticato degli interessi del suocero

Sugli evasori della piccola repubblica le sviste mirate dell’inchiesta

Pierangelo Maurizio

Michele Santoro ha fatto infuriare i sammarinesi. Due puntate fa il suo AnnoZero ha bastonato la Repubblica-canaglia di San Marino, smascherato gli evasori; e tra la Darsena, il Titano, Rimini e Riccione ha indicato al pubblico ludibrio questi arricchiti perché non pagano le tasse. Si sono imbufaliti tutti. E non solo perché «tutte le interviste agli imprenditori» che avrebbero dovuto fare il controcanto «sono state tagliate», come accusa l’associazione degli industriali. E questo rientrerebbe ancora in una certa tradizione. Ma perché come dice Giorgio Felici, sindacalista, «avrebbe fatto meglio a guardare in casa sua».
È successo che l’inviata di Michele, ribattezzato Sant’Oro, abbia bussato alla porta di tutti ma non a quella di Ilario Annibali, suocero del conduttore e papà della moglie Sania. Che non è proprio sconosciuto nel gotha sammarinese. È diventato straricco e la famiglia ha accumulato sostanziose proprietà tra San Marino e Rimini.
Un po' di storia (che si ricava anche dal sito internet dell’azienda di famiglia). Ilario Annibali negli anni '70 ha fatto fortuna con l’Italsementi, fondata decenni prima dal padre Libero: un’azienda piantata nel cuore della Repubblica del Titano, fruttuosamente dedita al commercio di semi e alla torrefazione di noccioline (pistacchi, in particolare) e specializzata nell’import-export con l’Est Europa. Nel '91 sposta l’azienda con il nome di New Factor Spa nel nuovo stabilimento di Cerasolo Ausa di Coriano in quel di Rimini. E vende il terreno a San Marino dove è sorto il «centro polifunzionale» Admiral point (negozi, banche, ecc.). I sammarinesi sostengono che possieda ancora quote dell’Admiral point, magari mascherate da società anonime, e una sfilza di capannoni a Gavazzano (sempre nei confini del piccolo Stato). Maldicenze, sicuramente, che un reportage alla maniera santoriana avrebbe smontato in due minuti.
Santoro nell’ultima puntata giovedì sera si è limitato a dire che querelerà «un giornale spazzatura della Romagna». Ma La Voce di Romagna, Il Resto del Carlino e tutta la stampa locale hanno scritto le stesse cose, e i sammarinesi confermano. Il fatto è che «Michele chi?» per la proprietà transitiva o per un transfert a sua volta ha ignorato i parenti stretti. A San Marino ricordano ancora l’onerosa convenzione che per i parcheggi dell’Admiral point lo Stato sammarinese a un certo punto firmò (un miliardo di lire le spese annue, 40 milioni gli incassi) con Annibali. Solo che in questo caso si tratterebbe di un altro Annibali, Luigi, il fratello del suocero. Invece il figlio del suocero, Alessandro, e dunque il cognato di Michele, ha portato al successo come amministratore delegato la New Factor. Con giusto orgoglio, nel sito internet dell’azienda si afferma che «il fatturato per il 2004 è stato di oltre 26 milioni di euro». Che sono parecchi soldi e non proprio noccioline. Certamente la New Factor è estranea ai metodi che - ha denunciato AnnoZero - sono la norma da queste parti per far soldi, è una mosca bianca. Ma allora perché non dirlo, perché non far vedere il buono tra il marcio?
A far traboccare la bile dei residenti c’è infine il fatto che Michele con signora in questa terra di gaudenti evasioni sta restaurando a Covignano una villa del suocero, in modo che si dice sfarzoso. (E anche qui ci sarebbe voluto poco per dimostrare magari che non è sfarzo ma ci si è ispirati all’esempio di San Marino, l’eremita che diede il nome alla repubblica). Insomma, i sammarinesi hanno chiesto ufficialmente al Gabibbo di Striscia la notizia di consegnare a Michele-chi Sant’Oro il tapiro, riservato a chi predica bene e razzola peggio: la richiesta però non è stata esaudita. Ovviamente ieri abbiamo cercato un commento da Michele Santoro. La replica c’è stata, perentoria. «Disturbare? Sì, mi disturbi moltissimo. Di queste cose parlane con Berlusconi. Ciao».