«Santoro? Si occupi di omogeneizzati»

Emilio Fede, offeso da Michele Santoro?
«Che noia. Devo montare il servizio su di lui per stasera e ho un rigetto fisico».
Offeso, quindi.
«Ma figurati, i giudizi di Santoro mi lasciano indifferente».
Però dai, la battuta «con noi Berlusconi vince, siamo come un Tg4 fatto bene» era divertente.
«Sì, appunto. L’ironia intelligente è un bene prezioso di cui il povero Santoro non dispone. Vorrebbe far riflettere, invece fa solo ridere».
Dice che i lettori del «Giornale», chiamati in causa da Santoro, hanno riso?
«Ormai Santoro lo si guarda come si guarda il circo equestre, è come un clown afflosciato».
Afflosciato mica tanto, scusi, se ogni giorno riesce a far parlare di sé.
«Avrebbe dovuto fare una trasmissione riparatrice, invece ha preso in giro un po’ tutti».
Ha detto che l’arcivescovo dell’Aquila Giuseppe Molinari non si è offeso per la vignetta sui cimiteri, ma per quella su Silvio Berlusconi...
«Ma sì, ha ironizzato un po’ su tutti. Solo che ormai è rimasto imbrigliato nella stessa rete che ha tessuto contro Berlusconi e contro il governo. Scivola sugli stessi specchi su cui si arrampica».
Lei dice?
«Mortificando ulteriormente la Protezione civile e i soccorritori dei terremotati, ha mortificato la memoria delle vittime dell’Abruzzo. Ma ormai l’opinione pubblica sa con chi si confronta».
Quindi basterebbe non considerarlo.
«La Rai ha il dovere di togliergli Annozero».
Addirittura.
«I personaggi come lui, che creano solo problemi, vanno sostituiti. Santoro è uno di quelli che più li vedi più devi evitarli».
Scusi, ma se è come un clown e ormai l’opinione pubblica lo conosce e lo evita, perché non lasciarlo dov’è?
«Perché è vero che la gente può cambiare canale...».
Ecco, e magari girare sul Tg4.
«Santoro parla, ma intanto non sarebbe all’altezza di farlo, il Tg4».
Dicevamo.
«Anche se cambia canale, la gente paga, anzi strapaga il canone, e spesso malvolentieri».
C’è anche chi lo apprezza, però, fuori dai suoi studi ci sono i sit-in di sostegno.
«La tv pubblica non può permettersi di dar spazio a un personaggio che non rispetta niente e nessuno, e che è ormai un simbolo di violenza».
Violenza?
«Violenza, sì, anche fisica direi: urla, strepita. Lo guardi e ogni volta pensi: ma dove andrà a parare? Un malinconico spettacolo, guardi. Mi ricordo quando guardavo le sue trasmissioni e pensavo: queste sì sono inchieste. Ora invece vedo solo un professionista sul viale del tramonto».
Insomma chiudiamo «Annozero».
«Non bisogna chiudere Annozero, ma affidarlo ad altri. Io proprio non capisco perché la Rai si ostini a tenerlo».
Hanno colpito Vauro, ma non lui.
«Ma guardi, non si tratta di “colpire”, né di censurare, ma solo di chiedere obiettività. E comunque è vero: Vauro viene punito, mentre Santoro rischia di passare indenne».
È anche vero che senza Santoro che fa scoppiare un caso alla settimana, la Rai perderebbe audience. La puntata «riparatrice» ha fatto il boom di ascolti.
«Certo. Ma un’azienda pubblica che vive con il canone degli abbonati...».
La Rai vive anche di pubblicità.
«Bene, ma la Rai deve puntare sulla qualità degli ascolti, non sulla quantità».
Dice il vicepresidente Pdl della Commissione di Vigilanza Rai Giorgio Lainati che Santoro lo fa apposta, perché cerca il martirio politico-mediatico.
«Certamente è così. Solo che non c’è più nessuno che abbia pronta la corona di spine da mettergli sulla testa».
Santoro non è dello stesso avviso, parla di censura intollerabile...
«Ormai è un personaggio da barzelletta, Santoro potrebbe fare l’imitatore di se stesso, è la caricatura di sé. Dovrebbe occuparsi d’altro, tutto qui».
Per esempio?
«Non so, agricoltura, bestiame, omogeneizzati».
Sarà pure vero che lei non si è offeso, però è velenoso...
«Sa qual è la tristezza più grande? Che una volta Santoro faceva giornalismo d’inchiesta, con ottimi giornalisti. E invece adesso Annozero è un contenitore di insulti e improperi, è frastornante e fastidioso. Santoro ha trasformato se stesso e i suoi giornalisti in scopini».
Sco che?
«Scopini, netturbini. Con tutto il rispetto per i netturbini, ovviamente: loro almeno servono a qualcosa».