«Santoro si spegne da solo perché è allergico alle regole»

«Si figuri se i Radicali vogliono chiudere certe trasmissioni. Ma neanche per sogno. Ho il sospetto che certi giornalisti invochino il bavaglio perché non sono all’altezza». Marco Beltrandi è l’autore del contestato regolamento attuativo della par condicio approvato nei giorni scorsi dai membri Pdl, Lega e Udc della Commissione di vigilanza Rai. Le barricate alzate dai conduttori delle principali trasmissioni politiche della Rai (Porta a Porta, Annozero e Ballarò su tutti) contro le nuove regole lo ha reso oltremodo nervoso. «Su quella norma si è abbattuta una campagna di mistificazione e disinformazione», ha detto ieri nel corso di un’infuocata conferenza stampa. Prima, contattato dal Giornale, si difende così: «Scusi, le leggo che cosa dice il testo: “Negli ultimi 30 giorni di campagna elettorale gli spazi di comunicazione politica vengono collocati nelle trasmissioni di approfondimento, anche in sostituzione, oppure in spazi di ascolti equivalenti”». Dunque, niente chiusura obbligata, ma solo una temporanea metamorfosi. «Visto che l’italiano lo conosciamo tutti - insiste Beltrandi - chiariamolo una volta per tutte: le trasmissioni di approfondimento come Annozero eccetera non devono chiudere, ma anzi possono scegliere tra varie ipotesi: ospitare tribune politiche o fare essi stessi da tribune politiche».
Ma allora perché tanto clamore? Forse perché ospitare venti persone alla volta complicherebbe tutto? Macché. Per garantire una maggior par condicio si possono «spalmare» le presenze dei cosiddetti cespugli anche in più puntate. «Abbiamo anche fatto delle simulazioni - sottolinea l’esponente radicale - potrebbero persino fare i faccia a faccia un po’ all’americana. È previsto nel testo. Non esiste nessun articolo che prevede la chiusura di questi talk show. Se qualcuno chiude lo farà per sua decisione. Anzi, voglio proprio vedere...». E qui Beltrandi diventa «furioso»: «Voglio proprio vedere se questi conduttori saranno all’altezza di fare un dibattito con un minimo di regole... Ho questo sospetto». L’accusa è pesantina, ma Beltrandi insiste. E fa nomi e cognomi. Santoro, Floris, Vespa... «Parlo di tutti e tre, certo. Li voglio vedere fare i confronti un po’ all’americana tra candidati. È troppo comodo fare tutto quello che si vuole, senza regole, invitando sempre le stesse persone. C’è qualcuno che non vuole rinunciare al proprio arbitrio assoluto, assoluto ripeto, perché ha paura di non essere all’altezza».
Dal processo ai giornalisti al processo alla par condicio. Berlusconi e il centrodestra da sempre dicono che andrebbe abolita e che certe forze minori non devono avere lo stesso spazio di quelle con maggiori consensi. E lui ammette: «Diciamo così: negli ultimi 30 giorni di campagna elettorale un minimo di par condicio ci vuole. Dopodiché - avverte il membro della commissione di Vigilanza Rai - questa legge ha dei limiti, degli anacronismi ma la commissione di cui faccio parte non la può modificare». E sulle «pretese» di Berlusconi Beltrandi chiarisce: «Già adesso il diritto di tribuna sarà limitato ai candidati delle formazioni politiche presenti in almeno il 25% del territorio interessato dalla consultazione. È un parametro fissato dalla legge, è un criterio rigido e ineludibile». Quindi i soggetti da tenere in considerazione non saranno poi tantissimi.
Chi storce il naso per questo regolamento attuativo è il Pd, che attraverso la capogruppo al Senato Anna Finocchiaro parla di «norma che promuove un’indebita e autoritaria compressione del diritto all’informazione» mentre i pasdaran Giuseppe Giulietti (ex giornalista Rai) e Vincenzo Vita (ex ministro delle Comunicazioni) sparano ad alzo zero: «La commissione abbandoni la pericolosa strada della censura e dei bavagli».
Il presidente Sergio Zavoli, da buon democristiano, ha bizantinamente parlato di «ragionevole interpretazione» del regolamento, ma Beltrandi non ci sta: «Nel Pd dovrebbero essere contenti di questo regolamento perché le regole, a buon senso, servono a chi ha meno potere mediatico». E a chi gli fa notare che il Pd, in Rai, qualcosina conta, replica: «È vero, c’è una sinistra televisiva che si è approfittata della lottizzazione della Rai. Questo è il problema. Gran parte di questi signori sono la Rai. Il paradosso sa qual è? Che il Pd è l’autore della legge sulla par condicio, ma vuole applicarla solo ai programmi che non vede nessuno, lasciando che gli altri spazi che orientano il voto continuino così...». Insomma il malessere da radicale «ospite» nel Pd si fa sentire. «Problemi ce ne sono, che ne dice? Per fortuna il Pd non è solo la sinistra televisiva che truffa gli italiani». Pentito di qualcosa? Nient’affatto: «Senza le norme che abbiamo deciso noi non avremmo confronti tra candidati in par condicio ma ci sarebbero le solite risse che scoppiano in molte trasmissioni». Sarà contento anche il Garante per le Comunicazioni Corrado Calabrò, al quale la par condicio non piace proprio: «La legge non è stata adeguata ai cambiamenti. Non bisogna nascondersi dietro un dito. C’è stata un’ibridazione di programmi di informazione che hanno assunto connotati politici, con conduttori che non sono imparziali, che invece dovrebbero essere come gli arbitri e che invece parteggiano per una parte o per l’altra». In altre parole, i famosi pollai.
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