Santoro torna in tv, Benigni va da Fazio

Il ministro Matteoli: «Adesso è chiaro chi si oppone a qualsiasi infrastruttura»

Non è ancora iniziato ma è già polemica su «Anno Zero», nuovo programma di Michele Santoro che andrà in onda dal 27 aprile ogni giovedì per sette prime serate su Raidue. Il contestatissimo conduttore torna quindi in tv per commentare e approfondire il dopo elezioni. Il formato del programma non è stato ancora completamente definito ma, a quanto si apprende, Santoro sta cercando di elaborare una formula il più possibile originale. Il ritorno di Santoro, dopo la parentesi come eurodeputato ds, scuote subito la politica: «Anche i nomi dei programmi di Santoro sono faziosi», ha detto il senatore Michele Bonatesta (An), membro della commissione di Vigilanza Rai. «Fin troppo chiaro che per lui sia “l’anno zero” dopo l’era del tiranno, del duce, del führer di Arcore. Un titolo e un programma in pieno stile morettiano». E a proposito di Moretti: dopo il regista, Fabio Fazio ospiterà nel suo domenicale «Che tempo che fa» Roberto Benigni. Ancora un protagonista del nostro cinema su Raitre, ma soprattutto ancora un supporter di Prodi alla vigilia delle elezioni.
A lungo corteggiato da Fazio, Benigni va ad aggiungersi alla lista di ospiti schierati che il programma ha avuto quest'anno e che non appaiono frequentemente sulla tv generalista, da Umberto Eco a Eugenio Scalfari, da Alberto Arbasino a Claudio Magris, Francesco De Gregori e appunto Nanni Moretti. Proprio Benigni, alla vigilia delle elezioni del 2001, fu ospite del «Fatto» di Enzo Biagi: una performance che significò bufera per l’anziano giornalista e infinite polemiche a Viale Mazzini.
Sabina Guzzanti, invece, ha già pronto uno sketch anti-Berlusconi. Andrà però in onda su Channel 4, nel programma satirico londinese «Bremner, Bird and Fortune». La Guzzanti farà il Berlusconi che consiglia al premier Tony Blair come togliersi dai guai giudiziari. Un’imitazione che, secondo la Guzzanti, è stata forzata all’esilio: «Quella di proibire la satira in campagna elettorale è una violazione della libertà di espressione. E questa si chiama dittatura».