Sanzione per i giudici che scarcerarono Izzo: la Cassazione conferma

La Suprema corte ha confermato il giudizio del Csm che ha ammonito i magistrati del tribunale di Sorveglianza di Palermo. Da libero il mostro del Circeo ha ucciso due donne, mamma e figlia

Si erano difesi a spada tratta. Avevano sostenuto che no, con le carte a loro disposizione nel fascicolo, non potevano fare altro che scarcerare quel detenuto che sembrava aver dato segnali di ravvedimento e che invece poi era tornato a uccidere. Ma per il Csm prima, e adesso anche per la Cassazione, hanno sbagliato, e di grosso, dando fiducia ad Angelo Izzo, uno dei «mostri del Circeo», assassino, appunto mentre era in semilibertà, di una madre e della figlia di soli 14 anni, Maria Carmela Linciano e Valentina Majorano, rispettivamente moglie e figlia di un suo ex compagno di cella. Perché in quelle carte, per la Suprema corte, c'erano tutti gli elementi per far sì che Izzo restasse in carcere. Che restasse in carcere e che quindi non tornasse a uccidere.
Confermata la sanzione disciplinare dell'ammonimento per i giudici Pietro Cavarretta e Gabriella Gagliardi, nel 2006 rispettivamente presidente e giudice relatore del collegio che decise di concedere la semilibertà ad Angelo Izzo. La Cassazione ha confermato la sanzione disciplinare dell'ammonimento, comminata dal Csm nell'aprile del 2008, contro la quale i due magistrati avevano presentato ricorso. Secondo Palazzo dei Marescialli i due giudici avevano peccato di «scarsa diligenza e caduta di professionalità», per non aver tenuto conto di una serie di elementi, presenti nel fascicolo di Izzo, elementi che avrebbero dovuto metterli in allarme e impedire la concessione della semilibertà.
Si chiude così, definitivamente, una delle vicende più dolorose e cariche di polemiche che hanno segnato la storia giudiziaria degli ultimi anni. Il caso era esploso nel 2005, dopo l'uccisione di Maria Carmela e Valentina Majorano, orribilmente trucidate, e il nuovo arresto di Angelo Izzo. Era bastato poco, una serie di controlli, a svelare che il disco verde alla scarcerazione del mostro del Circeo era arrivato dal Tribunale di Sorveglianza di Palermo, nel novembre del 2004. L'allora ministro di Giustizia, Roberto Castelli, aveva disposto subito l'avvio di un'ispezione e, in esito a questa, del procedimento disciplinare. All'epoca i due giudici si erano difesi a spada tratta, sostenendo che «sembrava veramente pentito» e che le relazioni di medici e assistenti sociali, presenti nel fascicolo, andavano in una sola direzione, quella del ravvedimento. Il Csm però aveva condannato l'operato dei due giudici. E adesso la Cassazione gli ha dato ragione. Per quel duplice delitto Izzo è stato condannato definitivamente all'ergastolo, nel novembre scorso.