Sanzioni ai medici per le liste d’attesa

Il ministro della Salute pensa ad accorciare i tempi delle visite e suggerisce di punire i professionisti che invece li allungano

Massimo Malpica

da Roma

La ricetta del nuovo ministro della Salute per accelerare i tempi di attesa per visite ed esami specialistici è semplice e inflessibile. «Servono sanzioni per chi sbaglia», taglia corto Francesco Storace, intervenendo a Ischia all’assemblea dell’Associazione italiana ospedalità privata. Insomma, serve la linea dura per far fronte a liste d’attesa che superano troppo spesso - e di tanto - i limiti di legge e, conseguentemente, mettono a dura prova la pazienza dei cittadini.
Una strada già aperta dalle «visite» che i Nas, su mandato del ministro della Salute, hanno appena compiuto negli ospedali di 42 città italiane, proprio per verificare la situazione dei centri di prenotazione e per capire «chi non fa funzionare le cose». E per correggere il tiro, potrebbe realizzarsi anche l’altra ipotesi avanzata da Storace: la creazione di un «responsabile» dei tempi di attesa nella Sanità. Il primo giro d’orizzonte dei carabinieri dei nuclei antisofisticazione e sanità negli ospedali di tutta Italia ha confermato che troppe volte per ecografie, esami oculistici e visite specialistiche i tempi si dilatano, arrivando frequentemente al doppio di quanto previsto dalla legge. Sul problema, diffuso in tutto il Paese, la procura di Roma ha peraltro avviato da tempo un’inchiesta, affidata al pm Adelchi D’Ippolito. Che tra le ipotesi d’indagine starebbe anche valutando la possibilità che i ritardi e le attese imposti agli utenti del sistema sanitario pubblico non siano solo colposi. Ma che siano un modo illecito per «spingere» chi ha bisogno di visite specialistiche o esami a rivolgersi, a pagamento, alle strutture private per risparmiare tempo. I Nas avrebbero tra l’altro cercato di capire i motivi che hanno intralciato il meccanismo delle visite in convenzione, portando a liste d’attesa che superano i 6-7 mesi per esami che le stesse strutture pubbliche permettono di effettuare in un paio di settimane a patto di pagarle a costo pieno.
Mentre si attendono i risultati delle ispezioni ordinate dal ministero della Salute, e le eventuali «sanzioni» annunciate da Storace, il successore di Sirchia ha intanto confermato quanto dichiarato ieri nella sua intervista al Giornale sulla diminuzione del costo del latte in polvere per i neonati. «Stiamo lavorando per questo - ha spiegato il ministro - e presto potremmo dare una risposta in questo senso alle esigenze delle famiglie». Dopo che i sottosegretari alla Salute, Cesare Cursi e Domenico Di Virgilio, hanno raggiunto un accordo di massima con le aziende produttrici, il provvedimento dovrebbe essere ormai in dirittura d’arrivo, e sarà pronto in pochi giorni. Ci sarà quindi un ulteriore ritocco verso il basso del costo al dettaglio del latte artificiale, già «tagliato» in base a un precedente accordo siglato dall’ex ministro Sirchia, ma non ai livelli attesi.
La nuova misura sarà adottata come decreto ministeriale e, spiega ancora Cursi, «il provvedimento non sarà un’imposizione alle aziende, ma un meccanismo che, attraverso il loro consenso, permetterà un ulteriore abbattimento del prezzo del latte in polvere per l’infanzia. Già un mese dopo l’avvio del decreto potremo verificare - ha concluso il sottosegretario - se, come siamo convinti, le cose funzioneranno».
L’obiettivo dichiarato è quello di migliorare l’efficacia della misura adottata dal precedente ministro. Che si proponeva di arrivare a un calo dei prezzi tra il 25 e il 30 per cento, ma alla prova dei fatti il taglio sui prezzi al dettaglio si è realizzato solo per alcune marche, e in particolare per i prodotti importati direttamente da cooperative di farmacisti. Il nuovo decreto voluto da Storace punterà tra l’altro a regolamentare marketing e promozione delle aziende produttrici di latte in polvere, elementi che influiscono sui listini decisamente più alti in Italia rispetto al resto dell’Europa, con prezzi al pubblico fino a quattro volte superiori.