Sapeste come è strano cenare nel cielo a Milano

«Scusa, mi passi il pane per favore?». Facile a dirsi, sedie e piedi a terra. Farlo invece a 50 metri di altezza, sospesi su una piattaforma appesa a una gru, diventa un po’ più complicato. Ieri sera, nel cielo di Milano si è tenuta la prima «cena volante». Con le sedie appoggiate sul niente all’altezza della Madonnina del Duomo, della torre satellitare della Rai. Più su dei palazzi, oltre il terzo anello di San Siro. In aria. Con tanto di tramonto e al di sopra dei nuvolotti di zanzare impietose. Un paradiso.
L’idea è venuta ai produttori del rum Zacapa. Il distillato invecchia in Guatemala a 2.300 metri di altezza sopra il livello del mare. Perché allora non farlo degustare ad alta quota? Detto e fatto. I «tre metri sopra il cielo» di Federico Moccia non sono nulla rispetto a una tavolata di ventidue commensali che galleggia nell’aria. E che sorseggia rum. Senza più sentire il rumore dei tram, dimenticandosi perfino di salutare con la mano i milanesi che, attoniti, si sono affacciati alle finestre per scrutare lo strano oggetto volante. Le «bibite che mettono le ali» hanno fatto il loro tempo. L’idea della cena «in the sky» le batte tutte in quanto a trovata pubblicitaria. E magari cambierà anche i canoni del perfetto bevitore di rum. Basta con l’immagine del bicchiere accompagnato da sigaro, caminetto acceso e cane fedele seduto a lato della poltrona. Il rum è molto più buono bevuto mentre si vola.
A fare da regia alla tavola fluttuante, la regina del rum del Guatemala in persona, Lorena Velasquez: una donnina alta un metro e 50, sguardo profondo e un’orchidea bianca puntata alla giacca. Dal capo della tavola si rivela subito una perfetta padrona di casa. Assieme ai colleghi della succursale italiana, fa in modo che degustare rum invecchiato 23 anni sulle nuvole sembri la pratica più normale del mondo. Ed eccoci, all’ora dell’aperitivo, tutti intenti a cogliere il retrogusto di corteccia misto mandorle mentre, guardando il nostro vicino di tavola, gli vediamo spuntare alle spalle la torre Velasca. «Se lo racconto a mio marito, mi prende per pazza» ride una signora. Fino a mezz’ora prima era in metropolitana a lottare con il caldo e la folla. Ed ora se ne sta comodamente seduta in cielo.
L’appetito in alta quota si fa sentire. E mentre a tavola si ragiona se siamo sospesi all’altezza del ventesimo o del trentesimo piano del Pirellone, ecco il primo piatto: sformato di tonno, salmone e pesce spada. Accompagnato da un rum che ha il colore del miele. Si passa poi a un’insalata di farro e verdure. Con un rum più denso, colore del mogano. Guardare i riflessi del bicchiere attraverso il cielo di Milano, con il sole basso, è una rarità. Roba che ti verrebbe voglia di pasteggiare a base di rum anche al bar durante la pausa pranzo. «Giuro che lo farò» promette qualcuno, sulla scia dell’entusiasmo. Ogni tanto qualche commensale guarda sotto. «Meglio non farlo» sussurra agli altri. Gli amici che sono rimasti a terra sono piccoli piccoli. Probabilmente gli stiamo pure facendo cadere qualche briciola di pane sulla testa, ma pazienza.