Sapienza, applausi al grande assente

Accolto al grido di "Viva il Papa" il discorso che il Pontefice avrebbe dovuto pronunciare all’università

Roma - Il Papa c’è. Ed è il più applaudito. L’unico per il quale si alzino le voci dei pochi studenti ammessi all’interno dell’Aula Magna del Rettorato dell’Università La Sapienza. Una cinquantina di ragazzi, fino a quel momento immobili e simbolicamente imbavagliati, che escono dal loro assordante silenzio gridando «Viva il Papa, viva il Papa» al termine dell’allocuzione conclusiva del Pontefice, letta in sua vece dal professor Piero Marietti.

Certamente Benedetto XVI non è qui concretamente con la sua veste bianca. Non è sua la voce che chiarisce come il Santo Padre non abbia mai voluto né preteso di «imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà». Ma la presenza di Joseph Ratzinger dentro l’Aula Magna ed in tutta la città universitaria è palpabile e riconoscibile attraverso, ad esempio, il pesante imbarazzo delle poltrone vuote in platea, circa la metà. Il candore del suo abito riappare nel bavaglio bianco indossato dagli studenti di Comunione e Liberazione, indignati per l’esclusione del Papa dall’inaugurazione dell’anno accademico.

In platea c’è solo Christian Bonafede che avrebbe dovuto pronunciare il saluto al Papa e che invece è rimasto polemicamente imbavagliato ed in silenzio. «Oggi il re è nudo», dice poi Christian a cerimonia conclusa. Poi ci sono gli altri giovani in galleria che espongono il cartello «Libertà in Università. E pur si muove», citando la frase attribuita a Galileo. Tra loro Valentina, che ha 22 anni frequenta Giurisprudenza e definisce l’Università «una discarica ideologica» dove «vengono invitati a tenere discorsi ex terroristi e poi si mette a tacere il Papa». Hanno stampato un volantino dove si legge: «I Papi hanno potuto parlare ovunque nel mondo. L’unico posto dove il Papa non può parlare è la Sapienza».

Benedetto XVI, invitato scomodo che però adesso tutti i presenti si affannano ad ossequiare e difendere, riappare in tutti i discorsi. Quelli ufficiali pronunciati al microfono e quelli informali scambiati tra i presenti e nei corridoi a fine cerimonia. Papa Ratzinger c’è nel discorso del magnifico Rettore, Renato Guarini, che si confessa pieno di amarezza e spiega che l’annullamento della visita del Pontefice è dipeso dal «profilarsi di possibili manifestazioni di intolleranza, che vanno accuratamente distinte dall’espressione di un legittimo dissenso, seppur minoritario». A cerimonia finita dice che purtroppo hanno prevalso «posizioni di tipo corporativistico», ribadendo che i professori contrari erano «quattro gatti di cui tre in pensione».
Lo zucchetto di Ratzinger è prepotentemente presente in tutto il discorso del sindaco di Roma, Walter Veltroni, che definisce «inaccettabile per un democratico» quanto è accaduto alla Sapienza. Per il leader del Partito Democratico con l’esclusione del Papa «qualcosa si è rotto, c’è meno libertà e non si è reso più forte il principio della laicità dello Stato che si basa sull’assenza di pregiudizio e sul rispetto delle opinioni dell’altro». Veltroni cita Calamandrei e Roosevelt e lancia un appello affinché «l’Italia esca dalla spirale dell’odio e della delegittimazione reciproca».

Quella di Ratzinger è un’assenza davvero ingombrante per il ministro dell’Università, Fabio Mussi, se non altro per il suo ruolo istituzionale. «Non sono credente, non appartengo alla Chiesa cattolica ma non capisco, davvero non capisco perché Papa Benedetto XVI non possa qui pronunziare di persona il suo discorso», dice Mussi, che parla ora di Università laica, libera e tollerante ma che quando, forse, si era ancora in tempo per recuperare la situazione non è intervenuto.
In conclusione si legge il discorso del Papa che, da assente, è l’unico a ricevere l’applauso di tutti i presenti e l’ovazione dei giovani che tolgono il bavaglio. Fuori dall’Aula Magna il professor Guido Martinelli, presidente dell’Ateneo Scienza e Tecnologia, sancisce l’effetto della mancata presenza di Benedetto XVI: «L’assenza del Papa è un danno per tutti, per chi crede e per chi non crede: si è perso un momento di confronto e di tolleranza».