Alla Sapienza ecco il logo satanico

Il diavolo veste... la Sapienza. Il demonio avrebbe messo lo zampino, o meglio, il muso nell’università più affollata d’Europa, la seconda al mondo dopo quella del Cairo. Il nuovo logo - affidato con un appalto dall’ateneo per qualcosa come 200 mila euro e che chiamano con una certa pomposità «identità visiva» dovrebbe rappresentare un cherubino. Ma ha preso le sembianze del caprone alato, simbolo del satanismo: scherzi della grafica, o forse no. Questo almeno stando a un’interrogazione a risposta scritta avanzata dal consigliere provinciale di An, Francesco Petrocchi, al presidente della giunta Enrico Gasbarra.
Il bando aggiudicato dalla società Inarea affidava il compito di riproporre in tutte le forme - dalla carta intestata alla cartellonistica - uno dei simboli storici della Sapienza, il cherubino appunto con sei ali. Però «detto angelo sembra essersi trasformato così come accadde a Lucifero in una figura con le sembianze di una diabolico caprone»; e «visto che l’incredibile sperpero di risorse pubbliche per la scelta del logo similsatanico fa il paio con l’estromissione del Sommo Pontefice dall'Università», Francesco Petrocchi chiede al presidente Gasbarra «se non intenda dissociarsi dal carattere dissacrante di tale iniziativa» e da questo «sperpero».
L’originale cherubino secondo alcuni ha una singolare somiglianza in particolare con il Baffometto, uno dei simboli esoterici più inquietanti, in voga fin dai Templari, emblema dell'incontro tra la cultura occidentale e il sincretismo (ovvero la fusione di elementi eterogenei provenienti da civiltà diverse).
Il dibattito e le polemiche infuriano anche sui blog e sui siti degli studenti. Dove però l’accento, più che sulla presenza sulfurea nel logo, si mette l’accento sui costi (200mila euro). Scrive ad esempio Edoardo: «Sono un dottorato del Mit (Massachusetts Institute of technology). Mi ricordo che per aggiornare tre anni fa il suo logo ha investito circa 6500 dollari». Nel mirino delle critiche anche il fatto che la gara sia stata vinta dalla società Inarea, il cui presidente è il professor Antonio Romano, docente a contratto sempre alla Sapienza.
Lui, Antonio Romano, un’autorità in materia di brand - sono suoi il quadrato rosso della Cgil e la farfalla della Rai (Inarea è presente in 8 Paesi con 12 sedi) - dapprima sceglie la via della risata. «Il caprone alato? - si diverte -. Ma dove lo vedono? Non so che dire. Ci siamo ispirati al cherubino presente sul sigillo della Sapienza del Settecento e a quello disegnato sulla volta della chiesa di Sant’Ivo. Non sa la quantità di prove che abbiamo fatto». Quanto al suo «conflitto d'interessi» fa presente che il «ruolo di professore a contratto è quasi a titolo gratuito». E i 200 mila euro per il nuovo logo, non sono troppi? «C’è un gruppo di lavoro di 12 persone, abbiamo cominciato nel 2006 e il progetto sarà completato nel 2009. Giudichi lei».
Il cherubino-caprone rischia però di precipitare. Da divertito il professore si fa serio. Se effettivamente il suo angelo evocasse qualcosa di più ingombrante, è disposto a rivedere tutto il progetto? «Sì» risponde secco. Anche perché sbagliare è umano, ma perseverare...
pierangelo.maurizio@alice.it