Saponara (Csm): i giudici devono darsi delle regole

Milano Della necessità di intercettare, della scelta dei reati per cui è sensato farlo e di quelli per cui non lo è, il Consiglio superiore della magistratura si è occupato più volte. Ma ora è necessario che si cominci a occupare anche di «come» si intercetta: di come si scelgono le aziende ammesse dalle Procure a questo business, di quali controlli vengono effettuati per evitare intrecci strani e sperperi di denaro pubblico. A dirlo è Michele Saponara, avvocato milanese, ex parlamentare, oggi consigliere laico - cioè di nomina parlamentare - del Csm.
«È chiaro - dice Saponara - che in prima battuta il controllo sulla regolarità di questi appalti e la vigilanza per evitare commistioni spettano ai capi degli uffici, cioè ai Procuratori della Repubblica, e che il controllo su quello che accade tocca al ministero della Giustizia, eventualmente anche attraverso il suo ufficio ispettivo. Ma il Csm ha anche una funzione di indirizzo sulla gestione degli uffici, ed è una funzione che ha sempre esercitato con attenzione. Anche in questo delicato settore io credo che dobbiamo fare sentire la nostra voce».
Di allarmi, d’altronde, ne è scattato più di uno. In dicembre le rivelazioni del Giornale sulla inverosimile disparità di costo tra le intercettazioni delle varie Procure, con pm «virtuosi» come quelli di Roma e altri che pagano fino a cinque volte tanto le stesse microspie. Poi la visita nella Procura milanese degli ispettori del ministro Alfano che riscontrano irregolarità a raffica nella gestione proprio delle intercettazioni. Infine la «Gola Profonda» che dall’interno del business del Grande Orecchio lancia accuse ad alzo zero sulle commistioni tra investigatori e intercettatori.
«Già in una occasione - racconta Saponara - come Consiglio abbiamo affrontato direttamente la questione, nel corso dell’audizione del procuratore di Bolzano, Cuno Tarfusser. Il dottor Tarfusser ci ha spiegato, insieme alle tante misure prese per razionalizzare il suo ufficio, anche come abbiano messo ordine negli appalti esterni per l’affitto delle microspie e per le altre attività collegate alle intercettazioni telefoniche e ambientali».
«Io credo - dice ancora Saponara - che misure analoghe di razionalizzazione, e anche di trasparenza, vadano estese a tutti gli uffici giudiziari. Si tratta in primo luogo di districare la giungla dei prezzi gonfiati, in modo da ridurre i costi che gravano sul contribuente. Di questi tempi, direi che è una esigenza prioritaria. Ma si tratta anche di fare chiarezza sul modo in cui vengono selezionate le aziende ammesse a questo tipo di attività che è estremamente delicata. Si tratta di un’attività per sua natura invasiva della vita dei cittadini, e che passa per le mani di un soggetto privato: credo che si debba capire bene chi sono questi privati. E, detto in parole povere, bisogna fare in modo che gli incarichi vengano affidati in base a criteri di correttezza e economicità, e non all’amico dell’amico».