Il sapore genuino delle belle risse politiche

(...) insultando questo e quell’altro illudendosi di non pagare mai dazio (tranquilli, se ne occuperanno gli organi appositi), per il resto abbiamo raccolto solo giudizi positivi. Potremmo quasi istituzionalizzare questo momento di democrazia esternatoria, che dà voce a tutti coloro che si ritrovano attorno alle nostre pagine, rendendolo un appuntamento periodico per tutti i nostri amici.
Poi, certo, come in tutte le cose, possiamo migliorare. La nostra sede, che pure è molto funzionale e contribuisce al piacere di lavorare, soprattutto dopo il «ribaltamento a mare» da un lato all’altro dell’appartamento che ci ospita, non è propriamente una reggia e la densità di popolazione pensante nello stanzino in cui abbiamo relegato i nostri amici la scorsa settimana era più forte di quella del centro di Calcutta.
Non basta: a tutti i nostri ospiti non siamo riusciti ad offrire un caffè, un bicchier d’acqua, un bicchiere di bianco, nemmeno una strisciolina di focaccia. Siamo stati talmente impegnati a lavorare tutto il giorno che non abbiamo avuto il tempo di occuparci dei vettovagliamenti.
Eppure, a fine serata, anche dopo i litigi - dopo aver parlato di politica, non di calcio, donne e motori - i partecipanti, Alberto Clavarino, Maurizio Gregorini, Enrico Cimaschi, Francesca Gnocchi, Gian Luca Fois, Luciano Ardoino, Roberta Bartolini, Giacomo Pronzalino, Andrea Cevasco e Mario Lauro, oltre ovviamente allo stesso Marchionni, erano tutti sorridenti e soddisfatti. Nessuno, mi sembra, aveva avuto la sensazione di aver perso tempo.
E così, l’incontro dei «rompicoglioni» (scusate il termine tecnico e volgare anzichenò, ma è quello che fotografa, in positivo, il popolo dei mugugnoni della politica, che se non ci fossero bisognerebbe inventarli) ha funzionato anche senza focaccia.
Consiglio non richiesto al Pdl: anzichè andare ad ascoltare gente che a stento può garantire il proprio voto, ripartire da questi «rompicoglioni» può essere un’idea. E, fra coloro che hanno ruoli nel partito (le istituzioni sono un’altra partita) devo dare atto a Roberto Cassinelli di farlo spesso e volentieri. Chapeau.
Insomma, c’è passione anche senza focaccia: un miracolo. Segno che, persino a Genova, i miracoli possono succedere. In vista delle elezioni per il sindaco, è una buona notizia.