Sarà anche un brutto Milan, ma gli arbitri...

Dopo aver negato un rigore su Bonera, Pieri prima concede un penalty per fallo su Gourcuff, poi cambia idea su segnalazione del guardalinee. Terzo ko rossonero in 4 giornate. Decidono Ventola e Soncin

Gian Piero Scevola

nostro inviato a Bergamo

L’Atalanta non è l’Anderlecht. I bergamaschi non hanno niente a che vedere con i campioni del Belgio, travolti mercoledì in Champions dal Milan. Perchè basta una onesta e combattiva provinciale come quella magistralmente guidata in panchina da Stefano Colantuono per far sprofondare il Milan in una crisi profonda, di identità e di risultati, almeno per quanto riguarda il campionato. Perchè trovarsi dopo appena 10 giornate a 17 punti dalla coppia Inter-Palermo, pur considerando gli 8 punti di penalizzazione, è una cosa deprimente e preoccupante. Inspiegabile, forse, per chi si basa sul nome e sul blasone della squadra che negli ultimi vent’anni ha conquistato tutto quello che c’era da conquistare. Spiegabile invece per chi segue giorno dopo giorno la metamorfosi di un gruppo che perde i pezzi, vede i suoi campioni invecchiare e non trova adeguati rinforzi per accrescere il tasso tecnico e competitivo della squadra. E non può essere sempre Kakà a togliere le castagne dal fuoco perchè basta mettergli alle costole una tigna come Migliaccio per bloccarne proiezioni e spunti in velocità.
Con Ricky sotto tono, con Pirlo che ha lasciato buona parte del suo fosforo calcistico negli spogliatoi, con Inzaghi nullo e Gilardino quasi, meglio allora per il Milan recriminare sugli episodi. Fatti che hanno pesantemente danneggiato i rossoneri, penalizzandoli oltre le cose buone, pochissime per la verità, che sono riusciti a fare. Perchè non dare il rigore a Bonera, agganciato da Ariatti nei secondi di recupero del primo tempo, è un’astrusità che solo il deludente Pieri può fare. E se poi l’arbitrino (perchè solo così si può definire il fischietto figlio d’arte che ne ha combinate più di Bertoldo) si dà al cinema quando al minuto 11 della ripresa prima concede il penalty per un fallo (che non c’era) di Donati su Gourcuff e poi cambia idea dopo la segnalazione dell’assistente Griselli e va ad ammonire il francese per simulazione, beh, allora qualcosa non quadra e bene fanno Galliani e Ancelotti a mostrarsi più che perplessi. Forse infastiditi, forse coscienti che qualcosa di inesplicabile si sta verificando ai danni del Milan. Il vento è cambiato, l’aspetto sportivo qui si sta facendo travolgere dall’aspetto politico. E allora, tutti i teoremi vengono buoni.
Ma comunque il Milan non deve cercare l’alibi in queste manovre ai suoi danni, perchè le colpe sono in buona parte a Milanello, nelle gambe e nella testa dei giocatori, nell’insufficienza tecnico-tattica di tanti, nella sopravvalutazione che viene data a campioni presunti o ritenuti tali, in un mercato estivo che mercato non è stato, nell’addio di Shevchenko e nei rinforzi che non sono arrivati.
Ma l’Atalanta non è l’Anderlecht e di fronte a squadre che lottano col coltello tra i denti per ottenere punti preziosi alla sopravvivenza, l’ex corazzata rossonera imbarca acqua da tutte le parti. Sì, qualche sprazzo sì è visto: un tiro di Gourcuff (12’), un pallonetto di Gilardino respinto sulla linea da Rivalta (26’), qualche punizione da posizione favorevole sprecata da Pirlo, una botta di Kakà dopo il 90’. E poi? Troppo poco, contro un’Atalanta in grande spolvero, con Ventola tornato il ragazzino prodigio del Bari che al 5’ della ripresa raccoglie un pallone spizzicato di testa da Migliaccio e fulmina Dida. E Doni che sta vivendo una seconda giovinezza, tornato a essere quel giocatore che si guadagnò anni fa la maglia azzurra. E un tal Soncin, quarta presenza in A che raddoppia beffando Dida con un tiro deviato da Simic. E tanti altri onesti lavoratori di un ottimo gruppo. Proprio quello che manca al Milan, manovre strane nei suoi confronti permettendo.