«Sarò il candidato premier se si vota nel 2007»

La Lega è fedele, An è sulle nostre posizioni. Ma c’è chi pensa solo a tirare il freno a mano

Adalberto Signore

da Roma

Che le carte sul tavolo siano ancora molte e confuse lo sa bene anche Silvio Berlusconi. Che continua a ragionare sul futuro di Forza Italia e del centrodestra tenendo bene a mente che la situazione è fin troppo fluida. Nessuna variabile, dunque, deve essere esclusa. E tutte le strade vanno battute. Almeno fino a ottobre, spiegava nei giorni scorsi ai suoi, «quando vedremo se il governo riesce a superare lo scoglio della Finanziaria». Sarà quello, insomma, «il momento della verità».
Le ipotesi. Perché, lo ha detto mercoledì notte nella cena a Villa Miani con i senatori di Forza Italia e l’ha ripetuto ieri durante i molti incontri avuti a Palazzo Grazioli, «se Prodi cade sulla Finanziaria è probabile che si vada a un governo tecnico». Le elezioni potrebbero arrivare nel 2007, e in quel caso «sarò ancora io il candidato premier del centrodestra». Se l’esecutivo regge l’urto, invece, «tireranno a campare a lungo». «Anche se - aggiunge - l’ho detto anche a Prodi che non possono andare avanti a colpi di fiducia». «Allora - è il ragionamento fatto anche con Bossi nell’ultima cena ad Arcore - potrei fare un passo indietro, lasciare il campo a un successore». «Come hanno fatto tanti leader, come ha fatto Aznar».
Larghe intese. Nel caso si apra davvero lo scenario della Grosse Koalition, dunque, l’intenzione di Berlusconi è di non farsi scavalcare da Pier Ferdinando Casini. «Sarò io a trattare, certamente non altri...», ripete a villa Miani. E l’intesa raggiunta in queste ore sull’indulto potrebbe essere un primo passo in questa direzione, visto che la trattativa è stata condotta proprio sull’asse Ds-Forza Italia. «Quando le tesi della maggioranza ci convincono e sono nell’interesse del Paese - spiega in Transatlantico a proposito del voto sull’indulto - non abbiamo difficoltà ad aggiungere il nostro voto al loro». E a settembre è in calendario anche la festa della Margherita a Caorle, cui Berlusconi è stato invitato e sta seriamente pensando di partecipare.
Il futuro della Cdl. Anche i prossimi passi del centrodestra, come è ovvio, sono legati alle sorti del governo Prodi. Berlusconi, però, resta convinto che l’obiettivo resti quello del soggetto unitario. «Prima una federazione, con il meccanismo delle scelte a maggioranza, poi l’obbligo di confluire nel partito unico», spiega ai senatori azzurri. E ancora: «Un sondaggio ci dà al 52%, a settembre partiremo con i seminari per i gruppi parlamentari in modo da rivitalizzare il nostro partito e la Cdl». «Forza Italia però - dice durante l’incontro a Palazzo Grazioli con i dirigenti azzurri, presenti Bondi, Cicchitto, Vito, Schifani, Bonaiuti, Dell’Utri e Verdini - non va trascurata, perché resta sempre il primo partito del Paese». L’intenzione, dunque, sembra quella di lavorare su un doppio binario, da una parte battere la strada che porta al partito unico e dall’altra rafforzare comunque Forza Italia. «Anche perché - spiega durante il vertice - tra gli alleati c’è anche chi pensa solo a tirare il freno a mano». «Da settembre - spiega a Villa Miani - si parte con il Partito dei Moderati, con la sezione italiana del Ppe. Anche Fini si è accodato. Prima però voglio rafforzare il mio partito».
An, Udc e Lega. Ai senatori, poi, il Cavaliere fa un quadro dell’attuale situazione dell’opposizione. Con una Lega «sempre fedele, al punto che anche sull’indulto non hanno alzato i toni» e An che «si è ricompattata sulle nostre posizioni». Come nella scorsa legislatura, però, per Berlusconi «l’incognita resta l’Udc». Perché «ancora oggi mantiene dei margini di ambiguità senza capire che nel centrosinistra nessuno è pronto ad accoglierla». Ma «dobbiamo andare avanti» perché «ora è necessaria una nuova fase». Così, invita i suoi senatori a «collaborare con i colleghi dei partiti alleati, magari stringendo rapporti personali, soprattutto con i centristi...». «Bisogna chiamare a raccolta le forze del centrodestra - spiega - per creare un nuovo asse in vista delle elezioni del 2009». E candidato premier o no, il Cavaliere non pare intenzionato a uscire di scena: «Sapete perché con l’età che ho e dopo quello che ho fatto sono ancora qui? Perché non avete idea quanta gente mi chiami, quanti capi di Stato mi contattino ancor più di prima. Il fatto è che se io lasciassi una metà degli italiani lo vedrebbe come un tradimento. Perché resto ancora il collante del centrodestra».
Il duello con Casini. Le perplessità sul leader dell’Udc, Berlusconi le confida a notte fonda a un cronista dell’Agi: «Casini è imperscrutabile, non lo capisco, dovrebbe essere più chiaro. Pure Cesa, ti dice una cosa e poi si comporta in un altro modo». E ancora: «Non sa dove andare, si trova in mezzo al guado. Non può uscire dalla Cdl perché c’è un sondaggio che parla chiaro. Il 67% dei suoi elettori non lo seguirebbe... I traditori del resto non vengono mai perdonati. La storia è chiara: tutti quelli che hanno lasciato la Cdl sono completamente spariti». Passano poche ore e i due s’incrociano in Transatlantico. Dove basta qualche secondo per uno scambio di battute che suggella finalmente l’arrivo dell’estate. Da quella del 2005, cadenzata con perizia quotidiana dalla litania della «discontinuità», a quella del 2006.