Sarà una «cassanata» da 250mila euro

(...) Sampdoria numero uno. Quella titolare (Castellazzi; Campagnaro, Gastaldello, Accardi; Maggio, Sammarco, Palombo, Franceschini, Pieri; Bellucci, Cassano): squadra da 6° posto, meritevole di partecipare alla Coppa Uefa.
Sampdoria numero due. Quella priva di 3 o 4 elementi fondamentali (Campagnaro, Accardi, Bellucci): squadra da salvezza possibile.
Sampdoria numero tre. Quella priva di Cassano in aggiunta a 3 o 4 elementi fondamentali: squadra da retrocessione sparata.
Ora che Antonio Cassano si è sciaguratamente riproposto nella propria versione disciplinarmente peggiore, a mortificazione dell'abituale edizione tecnicamente geniale, è di scena la Sampdoria numero tre: una squadra che non rischia la retrocessione per l'unico provvidenziale motivo che i punti salvezza li ha già in saccoccia. Sicché d'ora in poi sarà «soltanto» il Limbo, e cioè la riproposizione dei due precedenti campionati con poca infamia e senza lode di novelliniana memoria.
Così stando le cose mi permetto di dare un consiglio a Riccardo Garrone. Presidente, poiché si tratta di un affare che alla Sampdoria potrebbe portare molteplici vantaggi, riscatti senz'altro Cassano, però soltanto - e sottolineo «soltanto» - a patto che nel contratto con il Genio sia possibile fissare la penale di un mese senza stipendio per ogni turno di squalifica a qualunque titolo rimediato.
Calcisticamente, Cassano è il massimo; disciplinarmente, il minimo. Fatta salva l'attenuante per gli stenti patiti nei suoi primi 17 anni di esistenza, per l'adulto Cassano successivamente rimborsato da 8 anni di applausi e vita da nababbo contano ormai solo gli atti. Passi per il primo pentimento. E semmai per il secondo. Dal terzo in su, il pentimento è una presa in giro. È ampiamente dimostrato che l'incolto e istintivo Cassano è tutt'altro che stupido. Allora, è malato? Se non riesce a tenere anticipatamente conto del male che può provocare non solo a se stesso (tra l'altro, ha perso definitivamente la Nazionale) ma pure ai compagni, ai dirigenti e ai tifosi che gli vogliono bene e dal suo genio calcistico s'aspettano tutto fuorché il tradimento, Cassano va curato. O emarginato. La sua colossale mancanza di rispetto per tutto ciò che non lo merita, dalla bandierina del corner alla maglia blucerchiata, ai compagni, ai dirigenti, ai tifosi, è stata imperdonabile. Guai se le scarse capacità dell'arbitrino Nicola Pierpaoli fungessero una volta di più da scusante. Detto con tutto il dispiacere del mondo, da sincero innamorato del gioco del calcio, di un giocatore professionista da dieci in profitto e zero in condotta non so che farmene.
Chissà se in corsa per la Coppa Uefa resta invece il Genoa, raggelato a Cagliari. Tutto sta a vedere quanto influiranno sul lavoro di Gasperini le lunghe assenze di Paro, Bovo e Santos. E il futuro di Vanden Borre e Wilson dirà se sia convenuto rinunciare a Papa Waigo (che dopo l'appendicectomia sta facendo felice Prandelli in viola), anziché a Di Vaio. Frattanto, che Dio salvi almeno Borriello, al calcio genovese, visto che si è disinteressato di Cassano: maledetta «maccaia» appiccicaticcia, direbbe Giuàn Brera, non macchiarci completamente le ambizioni dopo averci bruscamente risvegliati nel bel mezzo del sogno più sfizioso.