Sarà un derby senza colori niente coreografie in curva

Gli ultrà di Inter e Milan intendono così contestare il decreto anti-violenza: lo ritengono vessatorio

Campioni d'Italia contro campioni del mondo. Ovvero, Inter - Milan. A metà pomeriggio sapremo chi è il più forte. Ci tengono a saperlo le rispettive tifoserie, per una volta unite nella contestazione. Nell'atmosfera di tutto esaurito verrà però a mancare un elemento determinante: la coreografia della curva nord (interista) e sud (milanista). Le due curve infatti, di comune accordo, hanno proclamato lo sciopero del tifo e delle coreografie per protestare contro il decreto Amato-Melandri ritenuto vessatorio nei confronti dei tifosi, in particolare gli ultrà.
Quella di oggi sarà la stracittadina numero 267 ma, come tutte le precedenti sfide, l'esito non è affatto scontato. L'invincibile armada manciniana parte favorita, dare però già per battuti i super-campioni europei freschi di laurea iridata è un azzardo pericoloso: i diavoli ancellottiani saranno pure scarichi per le fatiche d'Oriente, mezzi fusi dallo sballottamento orario, però è impensabile che non trovino motivazioni, adrenalina e carica giusta in tempo per i 90 minuti che chiuderanno un 2007 per loro a dir poco fantasmagorico. Manca solo la classica ciliegina su una torta già ricca, la stella di Natale da aggiungere a un presepe luccicante di allori (che però non è quello che in questo periodo si appende all'uscio di casa). Uscire sconfitti da San Siro sarebbe, per i campioni rossoneri, pari a un declassamento, a un pernacchio sotto l'albero che Moratti e famiglia - già avvezzi a gesti dell'ombrello et similia - sono pronti a modulare in coro con un piacere estremo.
A proposito, la family sarà presente al gran completo in tribuna-vip: patròn, inseparabile consorte al fianco, prole a corollario. Vicini l'immancabile sorella Bedy e, special guest per l'occasione, la cognata Letizia. Una delle poche forzeitaliote d'acquisto (leggi: priva di tessera di partito) a non tifare Milan, al contrario della stragrande maggioranza degli azzurri devota al culto del Diavolo in quanto creatura del Presidentissimo. Potenza del carisma, chiedere a Emilio Fede (ex juventino) per credere.
Oggi non vorremmo trovarci nei panni della prima cittadina nel caso in cui segnasse l'Inter: se la sentirà di esultare con Berlusconi seduto poche poltroncine più in là? O farà come quei giocatori che, per rispetto alla squadra nella quale hanno precedentemente militato, si astengono dal festeggiare in caso di una loro rete agli ex compagni? Hernan Crespo pare non se ne porrà il problema, così come in precedenti stracittadine hanno fatto Seedorf e Pirlo. Dicono che la politica sia una cosa seria (dicono...) e magari, proprio per evitare imbarazzanti conflitti d'interessi, lady Letizia alla fine potrebbe anche optare di guardarsi la sfida in tv, lei che - tra l'altro - al Meazza non si è quasi mai vista. Ma nel partito delle libertà sembra che, almeno un giorno all'anno (a maggior ragione a Natale), sia consentito tifare per una squadra che non sia il Milan. Sindaco, approfitti della deroga e si scateni. Al massimo risponderà in consiglio comunale a qualche interrogazione presentata dai membri del Milan Club Palazzo Marino, ma tanto alle intemperanze consigliari c'è abituata, che sarà mai.
Chi di sicuro non si farà problemi a tifare Milan sarà Roberto Formigoni, cuore rossonero di lungo corso e provata faziosità: se il Milan vincerà questo derby, capacissimo di invitare la squadra al Pirellone e regalare ad Ancelotti & friends una rosa camuna d'oro, come il Pallone di Kakà o la Coppa del Mondo appena conquistata a Yokohama. «Una bausciata, diciaaaamolo!», gli direbbe un luciferino ma interistissimo Ignazio La Russa, presente pure lui nel palco regio. Magari a braccetto della Santanchè, avviluppata da una stola nerazzurra griffata Pirelli ma da dietro la quale strizzerà l'occhietto al Cavaliere. Perché la ragion politica talvolta prevale su quella del tifo.