«Sarà Forza Italia a scegliere l’anti-Veltroni»

Marcello Viaggio

«Baccini e Alemanno? Due ministri e due uomini politici che hanno mostrato doti apprezzabili, ma non sono i candidati giusti per vincere la sfida con Veltroni. Va apprezzata la loro generosità nel proporsi, ma non risolvono il problema di chi candidare a sindaco di Roma». Così il presidente romano di Forza Italia, Giampaolo Sodano, in un momento in cui fioccano nomi all’interno della Casa delle libertà.
Sodano, il sindaco dev’essere esponente di un centro moderato e riformista, aperto alle forze laiche, come a maggio indicava il vicecoordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto?
«Sicuramente. Quando Gianfranco Fini, pur alla guida di un partito di destra, fu candidato contro Rutelli nel ’93, andò bene, ma fu espressione di un centro moderato. Ed era una grossa personalità. Stavolta è diverso».
Le candidature emerse finora, non vanno bene, insomma?
«Pur apprezzabili, non sono assolutamente adeguate».
Ma allora, chi?
«È ancora presto per dirlo. Ma il nome del candidato spetta a Forza Italia proporlo. Per due motivi. Forza Italia, a Roma e nel paese in generale, è il partito che, rispetto alla coalizione, svolge il ruolo di cerniera politica. Ma è anche un partito con una vocazione di centro nell’intero sistema politico italiano. Come tale ha il compito di formare una coalizione e individuare un candidato sindaco che abbia le giuste caratteristiche: una persona con alle spalle una candidatura fortemente unitaria. Il nome emergerà già a settembre».
Il ministro della Funzione pubblica, Mario Baccini, ha dichiarato che deciderà, anche lui a settembre, se candidarsi a sindaco. Ma contemporaneamente ha affermato: l’Udc potrebbe uscire dalla Cdl. Dica la verità, Sodano: lei non ha gradito.
«Ecco, di tutto c’è bisogno, meno che di provocazioni di questo tipo. Non è il momento di fare dichiarazioni del genere alla vigilia di una campagna elettorale dura e difficile. Lo stesso Baccini con queste frasi non può essere il candidato della coalizione, visto che allo stesso tempo parla di un terzo polo fuori dalla Cdl. Sono parole che disorientano l’opinione pubblica».
L’altra uscita che ha sollevato scalpore è di Gianfranco Rotondi, Dc: formare un nuovo partito Fi-Dc-Udc aperto a Mastella e Rutelli. Come la vede?
«Le alleanze devono essere un frutto durevole, quando si improvvisano non servono assolutamente a nulla. Sono solo un teatrino. La somma di sigle è una pura esercitazione accademica, una formula priva di valore».
A settembre, quindi fra poco, potrebbero saltare a Roma alcuni municipi a guida centrodestra. Due, forse tre. I consiglieri amici di Verzaschi, si dice, se devono cambiare casacca, lo faranno adesso, per avere il tempo di fare campagna elettorale dalla parte dell’Udeur...
«Trovo di scarso rilievo il fatto che un consigliere municipale passi da uno schieramento all’altro. Sono problemi personali. A volte di bassa lega. Se il cambio di partito, però, determinasse il commissariamento di un municipio, sarebbe un fatto politico. Ma a quel punto, chi userà i transfughi di Forza Italia per bloccare per mesi i servizi pubblici danneggerà i cittadini. E ne risponderà agli elettori».
Secondo lei, nei municipi è il centrosinistra a premere per acquisire consiglieri o il contrario?
«Entrambe le cose. La sinistra, però, pensa di trarre vantaggio da un commissario amico, nominato dal sindaco, in piena campagna elettorale. È innegabile».