Sarà Genova a indagare sull’asilo-lager di Pistoia

Sarà la procura di Genova ad occuparsi dell’inchiesta sui maltrattamenti ai bambini dell’asilo «Cip e Ciop» di Pistoia, che ha portato all’arresto di Anna Laura Scuderi, 41 anni titolare dell’asilo, e di Elena Pesce, maestra di 28 anni. Le due donne, dopo denunce sporte nei loro confronti da genitori di bambini che avevano frequentato l’asilo, era state messa sotto controllo dalla polizia con microcamere di sorveglianza nascoste all’interno dei locali. Dai video erano emersi i maltrattamenti in seguito ai quali è scattato il fermo per le maestre. Una questione che nelle scorse settimane ha fatto discutere il Paese e per il quale l’avvocato difensore di una delle due persone coinvolte ha anche deciso di lasciare la causa dicendo di non essere pronto a difendere persone che hanno commesso violenze su minorenni.
Il caso passa ora dalla Toscana a Genova. A frequentare la struttura, infatti, nel corso del 2009 è stato anche il figlio di un magistrato del tribunale di Firenze. Per tale ragione, come previsto dall’articolo 11 del codice di procedura penale, il fascicolo è passato nel capoluogo ligure.
La norma infatti prevede che la competenza passi ad un’altra procura anche se il giudice è persona danneggiata dal reato. Secondo le accuse, le due donne costringevano i bambini, tutti sotto i quattro anni, a continui maltrattamenti: stringevano loro le mandibole per farli mangiare, li lasciavano soli nelle stanze, senza vigilanza, e per non sentirli piangere alzavano il volume della radio. Nei giorni scorsi durante gli interrogatori in carcere Anna Laura Scuderi si era difesa dicendo di essere malata con problemi al sistema nervoso dicendo di aver agito fuori controllo mentre Elena Pesce aveva detto di vergognarsi ma di non sentirsi un’assassina per quanto fatto.
La procura toscana aveva anche mostrato i video ai genitori dei bambini, dove si vedevano i maltrattamenti sui piccoli. Del caso si è occupato anche il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna annunciando l’intenzione di promuovere l’istituzione di un garante per l’infanzia che possa controllare la professionalità delle educatrici.